Nato in una famiglia di contadini a Pozzolo Formigaro in
provincia di Alessandria il 19 giugno 1917 da Bartolomeo Bailo e Marianna Lombardi, Biagio
Bailo viene battezzato il 22 luglio 1917 nella chiesa di San
Martino in Pozzolo da don Giovanni Botti, uomo di forte personalità.
Per la sua vivace intelligenza, il Botti consiglia i genitori di
avviare Biagio presso il Collegio dei Salesiani
a Sampierdarena.
Nasce in lui, da quella esperienza, lemulazione
dellopera e del metodo pedagogico di don Bosco. Nel 1926
gli muore improvvisamente il padre e, dal 1927, entra nel
seminario di Stazzano a Tortona.
Riceve la Cresima nella Chiesa di San Martino a Pozzolo l11
agosto 1928 da Mons. Pietro Grassi.
Compiuti parte degli studi, nel 1938, a 21 anni, per la sua vivacità e sete di conoscenza,
viene trasferito dal seminario di Tortona al seminario di
Grosseto dove, a 23 anni, il 14 aprile 1940, viene
ordinato sacerdote nella Chiesa di San Giuseppe e inviato come
vice parroco a Marina di Grosseto.
Nel 1943 è di nuovo a Grosseto come vice parroco in Cattedrale
quando, nel tragico Lunedì di Pasqua di quellanno,
coraggiosamente porterà i primi
soccorsi alle vittime del bombardamento della città.
Nel 1944, a
soli 27 anni, è già a Roccastrada dove trova una
comunità dilaniata dalla guerra. Viene deportato
dai tedeschi, ai lavori forzati sulla statale che dal
Farma conduce a Siena e da dove riuscirà a fuggire, audacemente,
con alcuni concittadini, rientrando prontamente nella sua
martoriata comunità.
Tra il 1946 e il 1948 viene duramente
perseguitato sino al sacrificio del sangue, ma lui, in
questo difficile primo dopoguerra contribuisce al superamento
delle tensioni politiche e sociali subendo
e perdonando, permettendo così la ricostruzione
civile e morale della sua comunità divisa dagli eventi della
Storia.
In una comunità priva della operosità maschile dispersa
dalla guerra, pensa subito alla condizione di tante giovani donne
e al loro bisogno di riscatto civile e morale, costituendo, per
la loro emancipazione e con lincoraggiamento di Giorgio La Pira e Amintore Fanfani, un
laboratorio manifatturiero.
Nel 1954 accorre, ancora coraggiosamente tra i primi, fin sotto
le viscere della terra per soccorrere i
feriti del disastro minerario di Ribolla. Si avvia,
quindi, a contribuire a realizzare la costruzione
dellOpera Pia Contessa Nella per dare, così,
dignità missionaria alla Congregazione delle Piccole Ancelle del
Sacro Cuore.
Nel 1958, la sua radice salesiana, lo spinge a dare una
formazione professionale anche ai giovani ed è in questo periodo
che istituisce la Scuola di Avviamento
Agrario mentre si attiva per consentire anche
listituzione della Scuola Media.
Ristruttura, in quegli anni, la Chiesa parrocchiale
ricostruendone totalmente la copertura.
La sua opera instancabile di pastore non si limita alla catechesi
dellinfanzia, a cui imprime limpronta pedagogica di
don Bosco, ma si apre anche al mondo degli adulti e degli
sposi, mentre ricostituisce
lAzione Cattolica, stimola
la formazione di gruppi giovanili di impegno sociale e organizza
pellegrinaggi in tutta Italia.
Contribuisce alla cultura della sua comunità allestendo una
sala cinematografica e arricchendo la sensibilità artistica di
tanti giovani ricostituendo, sotto la sua direzione, un coro
polifonico diffondendo
la musica del suo conterraneo tortonese don
Lorenzo Perosi.
Dopo aver pensato ai giovani, futuro della sua comunità, nel
1965 si appresta a destinare gli ultimi sforzi della sua provata
fibra, a dare dignità a quella dimensione della sua comunità
rappresentata dalla Terza Età, che la dinamica dirompente della
realtà moderna tende, implacabilmente, ad emarginare.
Edifica, per laccoglienza degli anziani abbandonati, un Istituto
Geriatrico, ricostituendo, per vocarlo al
volontariato, lo storico sodalizio della Confraternita della
Misericordia, che era ormai obsoleto da oltre un secolo.
Non sazio dellimmane lavoro svolto edifica la sede della Scuola di Formazione Professionale
dove centinaia di giovani apprenderanno la specializzazione
professionale per lindustria. Nel 1967 gli muore la madre,
mentre Papa Paolo VI gli conferisce la nomina a Monsignore e il
Presidente della Repubblica il Cavalierato del Lavoro.
Nel massimo vigore della sua operosità, cede al peso delle
prove, che, consapevolmente non si risparmiava, spegnendosi
improvvisamente, in quella fredda canonica, che condivideva con
tutta la sua gente e in estrema semplicità, il 13 gennaio 1968
alle ore 17, non ancora 51 enne.