3° Concorso ............................ anno 2001

" don Bailo fra i giovani"

 

Ritorna alla pagina iniziale del Comitato don Bailo                          Web design Amerini Roccastrada

Terza edizione del concorso a premi su temi sociali e di solidarietà intestato a Mons. Biagio Bailo, parroco di Roccastrada fra il 1943 e 1968, uomo d'azione e di molteplici virtù.

Il concorso, organizzato dal Comitato don Bailo e finanziato dal Rotary Club di Follonica ha dato i seguenti risultati:

 

  • 1° premio Tatiana Ranaldi classe 3ª Ribolla 14 anni

    2° premio Simone Cammarasana (Sassofortino) classe 3ª Roccatederighi 14 anni

    3° premio Azzurra Ceccarelli di Ribolla e Clarissa Castagnoli di Roccastrada 14 anni

  • Tema a concorso:

    "Una volta, per il suo compleanno, qualcuno gli aveva regalato un bel paio di pantaloni e un paio di scarpe, per sostituire l'abbigliamento vecchio e lacero che lui aveva indosso. Quel giorno era dovuto andare a Grosseto e al suo ritorno si era ripresentato alle stesse persone con un paio di scarpe vecchie e dei calzoni macchiati e strappati. Gli chiesero dove avesse messo i pantaloni e le scarpe. "Ho trovato uno, disgraziato più di me - aveva risposto lui - e ho fatto il cambio… li ho dati a lui".

    Don Bailo con il suo comportamento ci ha insegnato che c'è più gioia nel dare che nel ricevere.

    Alla luce delle tue esperienze o conoscenze, esprimi un parere in merito a questa massima."

    1° PREMIO

    Tatiana Ranaldi di Ribolla

    Solidarietà, amicizia, è questo che cercano di insegnarci la religione o i genitori quando siamo piccoli, ma, a volte, ci dimentichiamo del significato di queste parole e così scoppiano le guerre, si diventa razzisti e intolleranti, o più semplicemente ci odiamo tra di noi e le conseguenze le vediamo nelle piccole cose di ogni giorno, quando si va al supermercato e passiamo con indifferenza davanti ai barboni, o nelle scuole, quando un bambino viene emarginato dal "gruppo" solo perché ha la pelle di un altro colore.

    Questi sono episodi che si verificano ancora oggi nel mondo moderno dove stiamo vivendo, schiacciato dal consumismo e dall'insaziabilità. Sembra assurdo ma più si ha, più si vorrebbe avere ed è sempre più raro trovare un uomo dall'animo nobile come Don Bailo che si è sacrificato per donare agli altri.

    Amore significa anche, a volte, "annullarsi" per dare qualcosa in più al prossimo.

    Essere solidali con gli altri è, a mio parere, umano, perché nelle stesse condizioni in cui si trova una persona, magari perché il suo lavoro è fallito e si è trovata sola, potremmo trovarci un giorno anche noi e quindi aver bisogno di un aiuto da parte di chi ha più di noi.

    Don Bailo ha costruito una scuola di formazione professionale, un geriatrico, un laboratorio tessile, dando così lavoro alle ragazze disoccupate del paese in cui operava e regalando quindi a se stesso e agli altri delle soddisfazioni.

    Don Bailo ha fatto le cose in grande in un periodo difficile, alla fine della seconda guerra mondiale, quando il paese di Roccastrada si trovava socialmente in condizioni non molto buone, ma, anche noi seppur nel nostro piccolo, possiamo fare qualcosa per aiutare tutte quelle persone che non hanno un pasto sicuro tutti i giorni o che non possiedono una casa dove vivere.

    Potremmo, ad esempio, comprare un paio di pantaloni in meno per noi e fare qualcosa per un povero, che, mentre noi siamo nella nostra casetta, in famiglia, davanti ad una tavola apparecchiata per la cena, forse si trova solo e infreddolito sulla panchina di una stazione.

    E' così difficile amare? A volte basterebbe anche un solo gesto d'affetto per far capire, a quelle persone, che non sono dimenticate o isolate dal resto del mondo, dare loro almeno una speranza alla quale aggrapparsi per trovare il coraggio di vivere.

    Mio padre lavora come operaio e nel tempo libero fa volontariato in Croce Rossa.

    Gli piace sentirsi utile ed ha cercato di spiegarmi l'emozione che si prova nel sentirsi dire un "grazie" da una persona che ha aiutato: si sente soddisfatto e questa sensazione aiuta sia lui sia gli altri a vivere meglio.

    Ci sono associazioni che si occupano dei poveri e dei bisognosi e, per farlo, chiedono contributi alla popolazione, come alimenti, vestiario, istruzione, svolgendo una solidarietà attiva, cioè a nome di tutti.

    Ma anche questi casi sono minacciati dalla cattiveria e dall'insensibilità di alcuni uomini che tolgono una speranza a chi ne ha più bisogno di loro per ricavare guadagno da questi aiuti dei quali, forse, potrebbero fare a meno.

    Non riesco a trovare aggettivi che descrivino certe persone, eppure esse riescono ad essere abbastanza indifferenti ed egoiste da vivere senza dignità, perché un uomo che ha un comportamento del genere non è un uomo.

    Se nel mondo ci fosse anche solo un po' più di bontà e tutti fossimo in grado di vivere sotto uno stesso cielo pacificamente, sarebbe tutto molto più bello.

    Probabilmente m'illudo, ma, forse, un bel giorno gli uomini riusciranno a capire quanto è bello e semplice avere rispetto gli uni per gli altri e sembrerà tutto un gran prato dove vivono in armonia mille fiori di diversi colori.

    Un mondo dove non c'è competitività e dove tutti riescono a raggiungere i propri obiettivi senza distruggere quelli di qualcun altro.

    Questi sono solo i pensieri di una quattordicenne con la testa fra le nuvole e forse qualcuno li giudicherà ridicoli o utopistici, ma per me sono importanti e spero che ci siano anche altri come me che non hanno perso la speranza e la voglia di costruire un mondo migliore.

    2° PREMIO

    Simone Cammarasana di Sassofortino

    Io ho avuto modo di conoscere, tramite libri e filmati, la figura di don Bailo, e sono rimasto impressionato della sua bontà e della sua generosità nel donare agli altri più poveri tutto quello di cui poteva disfarsi e anche qualcosa di più.

    Ammiro molto la sua figura semplice di prete che aiuta e ama aiutare. Credo che con i suoi gesti abbia insegnato molto alle generazioni presenti e future perché ha fatto capire che nella vita ciò che conta è donare.

    Secondo me Don Bailo è stata una figura eccezionale non soltanto per cosa ha fatto ma per come lo ha fatto.

    Al giorno d'oggi non ci sono più persone come lui, sono tutti attaccati al denaro io prima di tutti.

    Per questo, se non ci fosse stata una persona che avesse dato importanza ai valori più significativi, al giorno d'oggi ci saremmo dimenticati cosa è la generosità. I suoi gesti, invece, hanno fatto capire quanto sia bello aiutare la gente meno fortunata. Io non ho mai fatto grandi atti generosi; quando andavo alle elementari gli insegnanti ci facevano preparare delle scatole con dentro cose da spedire ai bambini poveri.

    Ma ancora ero troppo piccolo e inoltre non mi privavo di cose che mi servivano, anzi, quelle me ne guardavo bene dal darle via.

    L'unico atto generoso che ho compiuto con la consapevolezza di cosa stavo facendo è stato per me un vero trionfo perché non mi sono privato di qualcosa a cui tenevo ma sono anche stato contento di farlo; ho, per la prima volta, pensato che, oltre a me, anche un altro ragazzino mio amico aveva provato la stessa sensazione di gioia.

    Penso che per capire la figura di don Bailo bisogna, almeno una volta, provare gioia nel donare.

    Ma non perché ci si sente obbligati o perché si vuole provare una nuova esperienza, ma per il semplice fatto di aiutare qualcuno, tutto qui.

    Solo così si potrebbe apprezzare Don Bailo, un semplice parroco che tutti dovrebbe prendere in considerazione.

    Eppure molta gente dice: cosa ci si guadagna a seguire le orme del sacerdote?

    Solamente una vita passata ad aiutare il prossimo ma si rimane gli stessi di prima, né più ricchi né più poveri.

    Ed è qui che ci si sbaglia perché si pensa che la massima ambizione nella vita per un uomo siano i soldi, quando uno ha raggiunto quelli può ritenersi felice.

    Don Bailo, invece, ha insegnato che ci sono altri traguardi nella vita. E, se si guarda in concreto, non sono le persone ricche che restano nella storia. Così, se si pensa che, al giorno d'oggi, il denaro è diventato sinonimo di gioia, forse un altro don Bailo non basterebbe.

    Tutto questo posso affermarlo perché anch'io ho compiuto un atto generoso; con un mio compagno di classe, Tommaso Becchini, ho attaccato volantini per molte città della Toscana allo scopo di sensibilizzare la gente a versare un'adeguata somma di denaro a favore dei bambini più poveri.

    Per far ciò non mi sono privato né di soldi né d'oggetti materiali ma di una cosa a me molto più cara, il tempo libero.

    Potrà sembrare strano, ma ho impiegato molto a fare questo lavoro e, sin dall'inizio, pensavo ai miei amici che giocavano al calcio mentre io ero lì ad attaccare volantini.

    Comunque, sapendo l'atto che stavo svolgendo, non mi sono arreso ed ho continuato il lavoro che, alla fine, come ogni cosa generosa, ha dato i suoi frutti.

    3° PREMIO EX-EQUO

    Azzurra Ceccarelli di Ribolla

    Qualche giorno fa, in previsione di questo tema, sono andata a Roccastrada, da mia zia, per avere qualche notizia su don Bailo, su questa persona così solidale e altruista.

    Molta gente mi ha descritto questa persona, come un "angelo sceso sulla terra", che pensava solo a far del bene alla gente.

    Lui non voleva niente e quando possedeva qualcosa la donava agli altri, più sfortunati di lui, perché il dare lo rendeva più felice che il ricevere.

    Io avrei voluto conoscere don Bailo, e perché no, magari cogliere qualche insegnamento.

    L'altruismo per me è uno dei sentimenti più belli che esistono: aiutare è una delle cose più importanti del mondo.

    Io purtroppo, nei miei quattordici anni di vita, ancora non ho avuto modo d'essere molto altruista, ma, nel mio piccolo, ho sempre cercato di aiutare mia nonna nelle faccende di casa, lei è anziana e mi pesa farla stancare, così aiutarla mi sembra un ringraziamento per tutto il bene che ha per me!

    Andando avanti con il racconto di queste persone, che allora erano bambini, parlavano di don Bailo con serenità e con un luccichìo negli occhi, come se, da un momento all'altro, scoppiassero a piangere di felicità!

    Mi raccontavano delle sue opere buone, della scuola e del ricovero per gli anziani, il "Geriatrico", così venne chiamato.

    Riflettendo su queste parole, mi sono accorta che, almeno nel nostro paese e soprattutto nei nostri giorni, nessuno si occupa della "Salute del Paese", perché ora siamo travolti solo dal consumismo, dagli abiti firmati, e non ci preoccupiamo più delle cose vere delle altre persone, ma solo di noi stessi e della competizione.

    Credo che dare o trasmettere qualcosa agli altri sia davvero importante e bello, avere degli amici a cui tu puoi volere bene, oppure aiutare una persona che ha bisogno, è una cosa a dir poco fantastica!.

    Io ammiro tantissimo le persone che si dedicano a fare del bene, perché sono sicurissima che sono più felici di sentirsi dire "Grazie" che ricevere qualcosa.

    Il nuovo millennio non si è portato dietro persone come don Bailo, ma solo cose brutte e tanta tecnologia, che è diventata una droga per noi giovani soprattutto, che, senza computer o senza internet, moriremo.

    Qua, sulle righe di questo foglio bianco dove ha preso vita il mio tema, voglio fare un'ultima riflessione: voglio cercare di impegnarmi a fare del bene alla gente più sfortunata di me, perché l'altruismo, nei nostri giorni, è uno dei beni più grandi!.

    3° PREMIO EX-EQUO

    Clarissa Castagnoli di Roccastrada

    "Solidarietà" è oggi, per molti, solo una delle tante parole del vocabolario; si è perso il vero significato del termine che è amore verso il prossimo, è felicità di aiutare qualcuno.

    La società del consumismo è costituita, infatti, da persone superficiali che amano solo se stesse e non si curano degli altri.

    Passano distratti per le strade e, davanti ad un povero mendicante, non si degnano di frugarsi in tasca per prendere qualche spicciolo e donarglielo, anzi, a volte gli rispondono male o lo prendono in giro.

    Rimangono indifferenti di fronte al dramma dei malati, degli emarginati e delle categorie più deboli in genere.

    Non amano e non rispettano nemmeno i loro vecchi; li chiudono in una casa di riposo e li lasciano lì a soffrire senza andarli mai a trovare; non capiscono che gli anziani sono come dei bambini che vanno curati e amati perché sono delle persone indifese.

    Esistono poi individui che quando sentono suonare il campanello e vedono un extracomunitario che, per sopravvivere, è costretto a bussare di casa in casa per vendere fazzoletti e calzini, gli chiudono la porta in faccia o addirittura gli lanciano oggetti dalla finestra. Persone del genere, così irresponsabili e maleducate, non sono, secondo me, degne di vivere.

    La solidarietà verso chi è meno fortunato è infatti un dovere, non si dovrebbe conoscere frontiere e dovrebbe essere rivolta anche a chi è lontano e soffre la fame.

    L'indifferenza di chi vive nel benessere verso i problemi del Terzo Mondo è una vera crudeltà.

    Don Bailo, con il suo esempio, ci ha additato la giusta via. E' riuscito ad alimentare la voglia di vivere e di aiutare a vivere nel cuore di molti roccastradina.

    Lo descrivono come un uomo di carattere e molto deciso.

    La sua forza, ma soprattutto il suo desiderio di aiutare la comunità, gli hanno permesso di fare molto per Roccastrada e in primo luogo l'Istituto Geriatrico, frutto del suo amore per gli anziani.

    Mi ha colpito la descrizione della canonica, un luogo freddo e arredato solo con un lettino e poco più. Lui che ha fatto tanto per gli altri, non ha fatto niente per sé.

    Era senz'altro una persona speciale che aveva ben capito che c'è più gioia nel dare che nel ricevere.

    Purtroppo il suo insegnamento sembra essersi dissolto nell'aria come una grossa bolla di sapone.

    Un mio augurio è che questa bolla si riformi e avvolga il maggior numero possibile di persone.