Esperienze  2004

DOPO IL MAREMOTO FIORENTE SOLO IL TURISMO SESSUALE 29.12.04   Il monitoraggio degli ambienti cattolici più impegnati a servizio del sud del mondo è quanto mai attento, proprio durante questa catastrofe naturale nel sud est asiatico, ai fenomeni di emarginazione legati al turismo sessuale. Le associazioni umanitarie che vivono le sofferenze del terzo mondo e conoscono i motivi che alimentano lo sfruttamento dell'infanzia e della donna in quelle zone denunciano da sempre il turismo sessuale come una vergogna dell'umanità.  Sono infatti un affare incivile i viaggi organizzati in Tahilandia, in Brasile e nei Caraibi o quelli che spesso alimentano, anche nel sud est asiatico, la più fiorente industria rimasta ancora in piedi nonostante il maremoto: quella del turismo sessuale.  Temiamo che anche a Roccastrada ci siano alcuni che praticano questo turismo deviato che colpisce l'estrema povertà della donna e dell'infanzia anche in quelle zone.  Chiediamo quindi alla chiesa locale e alle istituzioni di vigilare insieme per prevenire questa sciagura attivando un osservatorio permanente per seguire questo aberrante fenomeno che purtroppo i mezzi di comunicazione ipocritamente stanno sottacendo anche durante questa tragica circostanza del sud est asiatico che ha colpito due volte proprio quei poveri già asserviti a queste pratiche di inciviltà. Evitando ogni speculazione bacchettona vogliamo richiamare l'attenzione della pubblica opinione su un problema sociale che aldilà di ogni credo religioso chiede giustizia e controllo per tentare il recupero e il ravvedimento di chi alimenta questo turismo deviato anche a Roccastrada.

A Roccastrada "la locanda dell'uomo ferito" (Un'altra parrocchia a Roccastrada è possibile) nov 2004  La 3ª  lettera pastorale del vescovo segue la prima e la seconda (VEDI 2003) con cui ha dato la smossa alla comunità diocesana, soprattutto ai preti a cui  chiede di uscire dal tempio e ai laici di aiutarlo in questo. In questa nuova lettera la locanda è la parrocchia e l'uomo ferito è proprio la comunità intorno. La lettera rilancia il ruolo della parrocchia come centro di ascolto, come porto da dove partire per gettare le reti e ritornare dopo le ferite della mareggiata fuori dal tempio. Un'altra lettera rivolta soprattutto ai preti per ridarli coraggio e rivalorizzare il loro ruolo rispetto ai laici che sono ai margini come gregge. Il vescovo infatti indica generalizzando il rischio di un prete lontano dalla comunità e invita a tornare alla "loro casa".   Ma vediamo come calzarla su Roccastrada. La parrocchia di Roccastrada è, come lui auspica, davvero il "luogo dove sentirci sicuri, accolti, compresi, amati, perdonati?"  La parrocchia di Roccastrada è davvero, come lui auspica, il luogo in cui "ognuno può essere se stesso, senza bisogno di camuffarsi dietro maschere per essere accettato?". La parrocchia di Roccastrada è davvero, come lui auspica, il "luogo i libertà dove vivere nella diversità delle storie, temperamenti e sensibilità?". La parrocchia di Roccastrada è davvero, come lui auspica, la locanda dove il ferito "trova accoglienza e non giudizio, trova ascolto e non imposizione, trova rispetto e non condizionamento?. Il vescovo denuncia generalizzando poi l'isolamento del prete che vive in una "centralità eccessiva ed esclusiva " e come "i laici delegano a lui ogni potere e si estraniano." Ci chiediamo: il parroco di Roccastrada è davvero, come lui auspica, "l'uomo della comunione"?. Ecco poi i punti critici della lettera. Alla fine della lettera, rievocandolo nei ricordi, sembra rilanciare anche per Roccastrada il ruolo del movimento neocatecumenale (l'unico citato nella lettera con l'Azione Cattolica) un gruppo ecclesiale noto come molto settario, radicale e molto chiacchierato.  E' questo un invito, uno stimolo al parroco di Roccastrada per appoggiarsi all'ortodossia di questo movimento. Roccastrada ha una storia di ben altro radicalismo per cui siamo del parere che per questo paese sia più prudente appoggiarsi a movimenti meno settari, il rischio sarebbe un ulteriore isolamento della comunità ecclesiale. L'altro punto critico è quando dice che la Parrocchia di Roccastrada è "il luogo dove si addomestica il cuore dell'uomo"?. Qui non si comprende bene se sia compreso in questo processo di "addomesticamento" anche quello del prete. Riteniamo di no considerando che il prete come ministro è già stato addomesticato e come tale è il pastore che governa il gregge che sono i laici. Infine rileviamo nelle parole del vescovo la nostalgia con cui ricorda il Concilio Vaticano II, un ricordo come di cosa bella ma passata, forte ma come legata ad una giovinezza trascorsa e forse superata, che "apriva il cuore alla speranza, ad un futuro sognato e desiderato e soprattutto possibile". E' un segno dei tempi questo "amarcord "?  E' voglia di ripescare nella giovinezza del Concilio o dare l' addio a questa giovinezza?.  Dopo due lettere pastorali per ridare coraggio ai preti ora servirebbe proprio una lettera pastorale rivolta solo ai laici per capire come i tempi della maturità abbiano influenzato il pensiero del vescovo.

TV9 L’emittente televisiva TV9 – Telemaremma con i giornalisti Licciardi, Pompily e Pizzi hanno ospitato l’annuale dibattito sui temi della solidarietà e sulle attività in Bolivia presenti alcuni giovani volontari alcuni dei quali roccastradini.

Il ciclista estremo Mazzanti è sulle Ande   28.09.04  E' giunto a 1.000 Km dal traguardo di  S. Cruz della Sierra dove si trova la delegazione grossetana, ma vi giungerà solo il 15 ottobre prossimo dopo essere partito da Roccastrada il 12 settembre per compiere l'impresa affidatagli dalla Regione Toscana di portare, come ambasciatore dei toscani nel mondo, il saluto alle comunità di toscani che operano in sudamerica. Attualmente l'atleta, che viaggia peraltro con una gamba compromessa alcuni anni fa da un brutto incidente stradale, e’ in leggero ritardo sulla tabella di marcia avendo perduto un giorno intero sul deserto di Atacama per un guasto alla bicicletta. Ora si trova sul Salar di Uyuni in Bolivia e sta attraversando per 200 km la immensa massa bianca del lago salato più alto e più grande del mondo ampio come la Toscana. I volontari della Missione San Lorenzo in Bolivia che sono a S. Cruz per la stipula di accordi internazionali l'hanno raggiunto telefonicamente e sta bene. Intanto anche il CNR di Pisa sta monitorando i suoi parametri fisiologici mediante un sofisticato apparato elettronico satellitare.    Va tutto bene quindi per il Mazzanti  il viaggio in solitario e’ ora mediamente su 4.000 mt di quota. Il tasso di globuli rossi sta salendo rapidamente per adattarsi alla quota e consentirgli di tenere il ritmo. Strade sterrate, temperature sotto lo zero, Riccardo la notte si riposa sotto una tenda che si è portato con sé e mangia cibi concentrati e ovviamente beve moltissimo. Quando si ferma e’ per necessita’ fisiologiche o per parlare con i campesinos Aimarà, ma non si intendono molto perche’ parlano il Quechua, la lingua Inca, impenetrabile. A S. Cruz il 15 ottobre dopo aver attraversato Altipiano e Cordigliera ancora per 1.000 km lo aspetta una grande festa di accoglienza con don Claudio i suoi 200 ragazzi dei vari istituti di accoglienza e tanta gente che vuole premiare questo toscano intrepido che sa reagire alle asperita’ della vita. Da Santa Cruz Mazzanti proseguirà poi per la Ruta del Che Guevara ripercorrendo le strade del rivoluzionario cubano ucciso nel 1978 a la Hijuera a 250 km ovest di S. Cruz qui arriveras’ a gine ottobre e portera’ un omaggio a quella che fu la tomba del Che prima della sua traslazione a Havana. Da la Hijuera proseguirà poi per La Paz e il Perù per poi ritornare in Chile e da lì prendere il volo per l'Italia dove sarà il 3 dicembre. Sabato 11 dicembre Mazzanti sarà a Roccastrada e Grosseto per una grande festa della solidarietà organizzata dalla Onlus Missione San Lorenzo. 
VISITA DELLA DELEGAZIONE ROCCASTRADINA IN BOLIVIA: TRE ACCORDI INTERNAZIONALI CON I GIOVANI ROCCASTRADINI 20.09.04 Gara di solidarietà per la Missione in Bolivia che si avvia al decennale di fondazione. Una delegazione è in partenza nei prossimi giorni per stringere rapporti a favore della solidarietà, della cultura e dello sviluppo economico. L'apripista  è don Claudio Piccinini e la missione diocesana nata nel 1995 a Santa Cruz in Bolivia e nel decennale della missione che si celebrerà nel 2005 si preparano fin d'ora avvenimenti importanti che sigleranno il raggiungimento di altrettanto importanti obiettivi in questo impegno missionario grossetano nel sud del mondo. Attraverso la strada aperta dalla 50ª parrocchia diocesana in Bolivia è infatti al varo tutta una serie di iniziative di alto profilo internazionale che sanciranno l'impegno di 10 anni da parte di oltre 300 volontari in tutta Italia coordinati dalla Onlus Missione San Lorenzo di Grosseto. Al meeting internazionale di S. Cruz tra il 21 settembre e il 3 ottobre hanno aderito la Amministrazione Provinciale di Grosseto che invierà un protocollo di intesa firmato dal presidente Lio Scheggi e da Leonardo Marras sindaco di Roccastrada aprendo così ad una collaborazione solidale e razionale per lo sviluppo dei popoli con le pubbliche istituzioni boliviane. L'Università di Pisa partecipa con una delegazione con il prof. Roberto Fantozzi che accompagna la laurenda in ingegneria Paola Zani di Monticiano che discuterà in Bolivia la sua tesi sulla "Città dei ragazzi", un villaggio ubicato nella periferia della città sudamericana per dare ospitalità a 250 giovani emarginati avviati al recupero mediante scuola, sport e lavoro. L'ateneo pisano firmerà anche un protocollo d'intesa per aprire ad un interessante ciclo di collaborazioni tecnico-scientifiche con le università boliviane mediante il progetto Erasmus. Anche dall'Università di Firenze e di Siena giungeranno due delegazioni per orientare la scelta delle tesi di altri due laureandi in Ingegneria  e di due laureandi in Cooperazione Internazionale. La società Rama con l'amministratore delegato Carlo Olmo perfezionerà l'intesa già raggiunta nel 2003 con il Comune di S. Cruz de la Sierra per razionalizzare e potenziare gli aiuti della nota società di trasporti maremmana, mirati alla formazione della gioventù del barrio ferroviario della città. La delegazione composta da 12 persone con troupe televisiva al seguito trascorrerà 10 giorni di intensa attività diplomatica coordinata da Mario Amerini presidente della Onlus missionaria grossetana. 
Perplessità tra i fedeli che contestano anche altre scelte del sacerdote  (dal Tirreno)   07.09.04
Salta la Processione delle auto al Terzo 
A Roccastrada si sono aperti i festeggiamenti settembrini con la chiesa di San Niccolò, nel centro storico, ancora chiusa per lavori. A memoria d’uomo, raccontano gli anziani che vivono nel paese vecchio, non si era mai verificato un fatto del genere, neanche dopo l’incendio in chiesa nel 1923 con don Tarabella, neppure con la grande ristrutturazione di don Biagio Bailo del 1954, o quella di don Giovanni Tumiatti nel 1970. Ma non finisce qui. Dopo le proteste sulla trascuratezza riservata ai dipinti del Tolosani giungono anche altri segnali di carenze e contraddizioni. Alcuni parrocchiani, per esempio, non comprendono la ragione dell’annullamento della tradizionale processione settembrina della Madonna del Buon Incontro, con la benedizione finale delle automobili al Terzo, un evento indubbiamente originale che era inserito tra i festeggiamenti organizzati dal Comitato e che, più di ogni altro, esprimeva l’accostamento sacro-profano insito in tutto il cartellone del Settembre di Roccastrada. E sempre in queste giornate la comunità parrocchiale di Roccastrada ha appreso della soppressione della processione alla Madonna del Pianetto; si tratta di una chiesa sconsacrata (oggi poco più di un rudere), nelle campagne di Roccastrada, dove nel 1600 fu ritrovata l’icona della Madonna del Buon Incontro. Da qualche anno un edicola in pietra di trachite, posta al margine della strada provinciale del Terzo (per volontà del locale Archeoclub), ricorda al viaggiatore la misticità del luogo. «L’evento devozionale al Pianetto - spiegano alcuni fedeli - si è arenato proprio nel momento in cui avrebbe potuto decollare, creando nuova attenzione e curiosità intorno a questo luogo, meta di viaggiatori di passaggio». «Infine dispiace sottolineare - sono ancora parole di alcuni fedeli - che in occasione dei festeggiamenti settembrini non è uscito il giornalino parrocchiale ’Voce Amica’, edito da una nota tipografia locale. L’ultimo numero è stato diffuso poco prima delle elezioni amministrative... ora il progetto editoriale sembra interrotto e senza prospettive». Nel frattempo, nonostante le riserve espresse dalla locale Confraternita della Misericordia, proprietaria della chiesa del Convento (l’unica aperta al culto e ai turisti in questo scorcio d’estate), il sacerdote don Ermille Berselli ha autorizzato una sfilata di abiti da sposa sul sagrato, organizzata dalla contrada del Convento. Senza dubbio un’idea interessante, originale. Tuttavia anche in questo caso c’è chi ha storto la bocca. Non piace a tutti, infatti, l’accostamento sacro-profano. In realtà la chiesina si presta perfettamente ad una iniziativa simile, essendo molto gradita per celebrare matrimoni, tanto che le coppie giungono anche dall’estero. Qui, con qualche polemica, si è celebrato nei mesi scorsi anche un matrimonio luterano. In questo clima, un pò perturbato per la locale comunità ecclesiastica, domani il vescovo di Grosseto, monsignor Franco Agostinelli, salirà a Roccastrada per una visita ufficiale. Per un giorno, se Dio vuole, saranno messe via beghe e personalismi.
Tante opere d’arte dimenticate stanno andando alla malora  03.09.2004   Il modo precario in cui sono stati conservati i dipinti del Tolosani  e del Marzi durante i lavori di rifacimento del tetto della chiesa parrocchiale di San Niccolò, a Roccastrada, conferma il bisogno di amore e di passione che hanno i nostri tesori culturali. La riapertura della chiesa è l’occasione per riflettere in generale sul recupero dei beni culturali di ispirazione religiosa sul territorio di Roccastrada, che sono tanti e pregevoli. In primo luogo, quindi, si rende necessario un inventario dei beni architettonici religiosi per rilevarne le priorità e pensare poi alla loro valorizzazione. Alcuni problemi però andrebbero risolti subito.  Rimuovere le contaminazioni neobizantine immesse nel 1970 nella chiesa di san Niccolò. Ma altri beni culturali religiosi presenti nel capoluogo necessitano di attenzione: per esempio il restauro della Cappella del Pianetto, un rudere abbandonato nei campi a tre chilometri da Roccastrada da cui prese origine nel XVII secolo il dipinto della Madonna del Buon Incontro, più volte trafugata. Poi sarebbe utile rendere meglio fruibile l’affresco dei Dolenti del Tolosani, capolavoro misconosciuto del Rinascimento appartato nella Chiesa del Convento. Intorno a Roccastrada inoltre c’è da recuperare il centro del monachesimo medioevale dei Terzinati e il cosiddetto romito del Beato Luca del Teglia, che resiste ancora dal 1600 sulla collinetta sotto il Terzo.  L’occasione del significativo restauro della Chiesa parrocchiale poteva insomma dare una risposta anche a queste sollecitazioni e magari anche ad altre, ancora più gravi e pressanti, come l’oblio in cui versa la cripta medioevale di San Salvatore di Giugnano.  Così purtroppo non è stato.
Don Emé missionario in Italia Fra Tutsi e Hutu a Roccastrada  arriva il prete della riconciliazione 24.07.04 Nuovo vice parroco a Roccastrada. Per Roccastrada missionaria (da lì è partita la missione diocesana in Bolivia di don Claudio Piccinini) il vescovo Agostinelli ha pensato a don Aimé Rwamashuri (leggi Emé Ruamasciuri) missionario alla rovescia giunto cioè a Roccastrada dal Burundi. Ma non è il primo prete di "colore" che approda nel vitalissimo centro dell'Alta Maremma e la loro storia degli ultimi anni si presenta piuttosto articolata. Roccastrada, infatti è una comunità che mette a prova la chiesa locale: la sua vitalità sociale infatti deve fare i conti con il passo prudente, e per qualcuno troppo lento, della comunità ecclesiale, nel recepire le istanze della globalizzazione e il bisogno di coniugarsi con la società reale. Già don Didier Mavoka da Kinshasa, Congo, 30 anni, viceparroco nel 2000 per pochi mesi, tentò un contatto con i giovani delle scuole.  Francofono, intendeva avvicinare i ragazzi con corsi di francese ricollegandosi al gemellaggio tra il Comune di Roccastrada e quello di Artannes sur Indre ma se n'è andato presto per approdare proprio in Francia. Poi nel 2003 è stata la volta di don Jean Pierre Mbula 40 anni anche lui congolese, rettore del seminario di Kisangani zona di guerra dove Ruanda e Uganda contendono al Congo le ricchezze minerarie. Personaggio autorevole Jean Pierre non ce l'ha fatta e in pieno inverno (a Roccastrada il freddo non scherza specie per un africano) dopo pochi giorni di residenza se n'è andato stroncato da infarto. Ora  è la volta di don Emé, 38 anni, di Bujumbura (Burundi), studi teologici presso le Pontificie Università Romane e i Domenicani di Bologna. Vocazione adulta, ordinato due mesi fa insieme a don Mosetti e don Marchetti due giovani preti con l'esperienza della Bolivia sulle spalle, don Emé invece la missione l'ha dentro da sempre. I suoi familiari sono sfollati dal Burundi in Ruanda nella tragica Kigàli. Colto, simpatico, comunicatore, perfetto italiano, inglese, francese, ottima dialettica, don Emé sa coinvolgere e attrarre consenso. A chi gli chiede se è Tutsi o Hutu risponde di essere tutti e due: suo padre Hutu, sua madre Tutsi, un uomo della riconciliazione dunque. La Missione San Lorenzo gli ha offerto collaborazione proponendo al suo parroco don Ermille la realizzazione a Roccastrada di un osservatorio delle povertà e delle risorse e l'aiuto per la missionarietà africana area del mondo dove, come direbbe padre Alex Zanotelli, "...anche Dio si è ammalato". "La gente roccastradina - analizza l'evento Mario Amerini - attende sacerdoti schietti alla don Bailo e le risorse non mancano. Don Emé troverà una comunità civile vivace, aperta e molto avanzata su un cammino consolidato e fondato sui valori della solidarietà, ben radicati nella storia locale ricca di dialettica e di lotte sociali. Una comunità, quella di Roccastrada, riconciliata dalla saggezza delle giovani generazioni, una realtà emancipata e un frutto maturo che si tratta solo di saper cogliere. Auguri quindi a don Emé Ruamasciuri per la sua proficua missione."
UNA ROCCASTRADINA A PRAGA da Piazza Gramsci alla Nunziatura di Praga 24.06.04 L'associazione "Roccastradini nel Mondo" nata per valorizzare la "roccastradinità" sparsa nei 5 continenti richiama l'attenzione su un personaggio emblematico: Daniela Tuliani, una vita donata alla chiesa, un forte carisma fin da giovane età accompagnato da uno stile di vita austero e da un rapporto intenso e riservato con il prossimo. Roccastradina purosangue, allieva della scuola di vita di don Bailo conosce a 16 anni il Movimento dei Focolari, una realtà nella galassia cattolica oggi presente in 183 nazioni con oltre 1 milione di aderenti. I focolarini sono una dimensione ecclesiale socialmente avanzata, un movimento spiccatamente comunitario che predica l'unità fra i popoli nel nome della Trascendenza. Da lì nasce la vocazione e Daniela parte giovanissima lascia Piazza Gramsci, dove vive coi genitori, per approdare a Milano.  Qui contribuisce a consolidare il movimento dei focolari, entra nella congregazione religiosa dei focolarini, e lavora prima alla rivista "Popoli e Missione" poi in una industria milanese, finché dopo anni di lavoro raggiunge la meritata pensione. Nei giorni scorsi aveva appena ripreso contatti con gli amici di Roccastrada quando è stata "chiamata"  di nuovo a ricominciare da capo.  Daniela, preferisce il silenzio alla pubblicità, ma "Roccastradini nel Mondo" e gli amici di Roccastrada non possono tacere su questo personaggio "fuoriclasse" cresciuto in una Roccastrada fervida di tensioni sociali e maturato in quella chiesa aperta al dialogo sia dentro che tra persone di convinzioni diverse, principi questi ispiratori anche oggi dell'associazionismo roccastradino. Daniela stava già assaporando il diritto alla pensione e quindi il suo programmato ritorno da pensionata sulla Rocca di Ildebrando quando è stata "chiamata" alla segreteria della Nunziatura di Praga l'ambasciata vaticana nella Repubblica Ceca. Non ha saputo dire di no dimostrando ancora una volta doti tutte nostrane: tenacità e generosità. Con l'aiuto di Daniela il Coro dei Concordi di Roccastrada pensa già ad una tournée a Praga per dare forza ai principi di fratellanza, di unità e di europeismo della giovane Repubblica Ceca entrata solo da pochi giorni nell'Unione Europea.
1° convegno di tutti i Toscani nel Mondo. 31.07.04 Con il presidente della Regione Toscana Martini, che ha lanciato l'iniziativa con una nuova legge regionale che sostiene le attività dei toscani all'estero, c'era anche una rappresentanza della Provincia di Grosseto e la dirigenza della nuova  associazione "Roccastradini nel mondo" con il presidente Giorgio Martellucci e il segretario Mario Amerini. Nell'incontro con Martini e l'assessore regionale Zoppi sono state messe le basi per un rapporto di collaborazione fra la Regione e i "Roccastradini nel Mondo". "E' stata una occasione - dice il presidente Martellucci - che ci ha fatto incontrare i parenti di molti roccastradini specialmente in Sud America. Ciò dimostra quanto sia stata estesa l'emigrazione dal nostro territorio." Con l'assessore Zoppi è stata organizzata la partenza del tour del ciclista estremo Riccardo Mazzanti che partirà a settembre proprio da Roccastrada per giungere a S. Cruz in Bolivia dopo 5.000 km Sponsor del "Camino de los Andes" la Regione Toscana insieme alla Missione San Lorenzo e l'associazione "Roccastradini nel Mondo". "Ora chiediamo ai roccastradini di tutte le frazioni - aggiunge - di aiutarci a censire i loro familiari all'estero perché la solidarietà specialmente verso i discendenti degli emigranti toscani è molto alta e noi siamo nati per aiutare i roccastradini all'estero perchè recuperino la memoria delle loro radici culturali che sono eccezionalmente apprezzate nel mondo." Con l'aiuto del Comune di Roccastrada e delle scuole locali il censimento dei roccastradini all'estero potrebbe essere pronto già a inizio 2005 ma può fare molto di più il passaparola e il contatto con il sito internet dei roccastradini nel mondo su www.ciaotoscana.com.
Come cambia la chiesa in Maremma  12.06.04 La diocesi di Grosseto si prepara al settembre 2004 momento della auspicabile "svolta missionaria" della chiesa grossetana.  Così chiedono i vescovi nella recente nota pastorale dal titolo: "Il volto missionario delle parrocchie in un modo che cambia". Il documento è chiaro: "Una pastorale tesa unicamente alla conservazione della fede e alla cura della comunità cristiana non basta più." "E' necessaria una pastorale missionaria e rivolta a tutti". Il convegno di settembre potrebbe anche anticipare la  sorpresa di grossi mutamenti e di un turn-over inedito di parroci. La carenza di preti ormai si fa sentire e il seminario potrebbe già nel 2005 chiudere per assenza di vocazioni. Si renderebbe quindi necessaria una riaggregazione non solo dei parroci ma anche delle stesse aree pastorali, i cosidetti comuni della diocesi. Sembrerebbe che necessità faccia virtù e la carenza di preti costringa la gerarchia  a ripianificare la pastorale della chiesa cattolica anche in Maremma con la creazione di possibili nuove comunità aggregate. D'altra parte la rivitalizzazione della Metropolia di Siena a cui Grosseto farebbe riferimento, costringerebbe a rivedere tutti gli equilibri istituzionali delle diocesi mentre la cronica penuria di parroci spingerebbe alla fondazione di piccole comunità di secolari con il compito di coordinare più parrocchie. La rivalutazione della parrocchia proprio nel momento in cui questa si trova al suo minimo storico nella società civile nascerebbe quindi come stato di necessità proprio nel momento in cui invece questa perderebbe per la prima volta negli oltre 1.000 anni di storia della chiesa in Maremma il presidio continuativo e permanente  della figura del parroco. In Francia e Germania questa situazione, in atto ormai da oltre un secolo, vede il prete dire messa in parrocchia a rotazione una volta a settimana. La parrocchia rimarrebbe orfana quindi ma la soluzione al problema potrebbe venire dal recupero della figura dei laici. Solo così si capisce perché i vescovi, sfumando, nel loro documento parlano di "svolta missionaria" della parrocchia e stimolano a "passare alle famiglie e agli adulti" anziché fermarsi al catechismo dei ragazzi. "E' finita la parrocchia autosufficiente ora servono parrocchie integrate, parrocchie in rete" - citando il documento dei vescovi. Del come muterà la geografia delle parrocchie in Maremma lo vedremo col prossimo convegno settembrino ma la condizione prioritaria per ottenere un risultato che restituisca fiducia a tutti, soprattutto ai non praticanti, che sono il 95% dei cattolici in Maremma, è che si parta da un'autocritica seria e serena anche da parte del clero, evitando un dibattito a senso unico con gerarchia e clero a discernere e laici ad ascoltare. Chissà che questo convegno non divenga il primo passo per preparare anche a Grosseto una nuova stagione conciliare. Ce ne sarebbe bisogno visto come sta cambiando il mondo.

              RISPOSTA AL CAPPELLANO MILITARE                                DI GROSSETO DON NENCINI      Tirreno 27 05 04
               
CLICCA QUI  per l'intervista di don Nencini       Clicca qui per la replica di Amerini
Le missioni dei maremmani
29.05.04 Mi permetta di riflettere sul metodo pedagogico di don Giorgio Nencini nella sua intervista sul Tirreno sulle missioni all'estero come cappellano militare e di osservare che la chiesa non è consona a evidenziare "partecipazioni" a guerre, tanto che è prudente perfino nel dare rilevanza al sacrificio delle decine di missionari, quelli senza divisa militare che, nelle missioni umanitarie cattoliche sparse nel Sud del Mondo, vengono uccisi ogni anno, in silenzio, in mezzo alla gente più povera e disgraziata. Quali interpretazioni e ripercussioni ci sono nel mondo cattolico dopo l'intervista? Ho ricevuto molte telefonate, email e scambi di vedute con tanti amici cattolici e non e l'intervista di don Giorgio Nencini, cappellano militare di Grosseto, prete coraggioso e  appassionato, rischia, nell'immaginario collettivo, di ripresentare proprio quella figura di prete che nei secoli ha offuscato la figura della chiesa come compromessa con la ragion di stato. Ci sono casi concreti di difficoltà operativa? Questa intervista ci imbarazza di fronte  ai tanti giovani delle scuole maremmane che hanno partecipato al concorso "Globalizzazione e Sud del Mondo" dove 356 lavori appassionati hanno stigmatizzato, in linea con l'articolo 11 della costituzione italiana, il ripudio totale della guerra. Cosa dovrebbe fare un cappellano militare? Assistere i militari nella loro prova di coraggio è un dovere della missione della chiesa, ma i cappellani dovrebbero operare nel silenzio della pietà cristiana e nel rispetto di chi, con spirito di abnegazione, va a morire spesso per nobili cause ma molto spesso anche per cause che la storia, maestra di vita, inesorabilmente, nel tempo, scopre e condanna. L'intervista di don Giorgio, è toccante nei contenuti oltre che come esperienza di vita anche religiosa, ma non doveva essere rilasciata e certamente non fotografata in "para bellum". Quali possono essere le conseguenze dell'intervista nel tessuto cattolico locale? Come cattolici siamo preoccupati che in un attimo, con un gesto, tutto ciò che è stato costruito faticosamente in anni di catechismo tra i bambini delle parrocchie e tra le famiglie che adottano a distanza le missioni umanitarie cattoliche del Terzo Mondo, tutto ciò possa venire compromesso da un accostamento errato fra chiesa, guerra e armi.  Il Vangelo, su questo argomento è implacabile (Luca 17, 2). Come avrebbe dovuto comportarsi il cappellano militare? Tutti sapevamo che il cappellano militare di Grosseto stava partendo per la sua missione doverosa ed encomiabile, ma avrebbe dovuto portare dentro di sé in silenzio questa sofferenza cristiana che gli fa onore tenendo conto in primis che ogni pubblicizzazione della dimensione fede-armi, così imbarazzante per la chiesa, potrebbe essere interpretata dai giovani e soprattutto dai bambini come emulazione ed incitamento ad una sorta di "nuova reconquista" che aleggia ancora latente anche in Maremma nella mentalità cattolica più pre conciliare.  Si spieghi meglio.  Il rischio che i cappellani militari possano ritrovarsi a legittimare le guerra dei politici è sempre in agguato. Il metodo del "vicariato regio" per sottomettere gli indigeni del Sud America e razziare le miniere d'oro delle Ande potrebbe ora ripetersi con l'Islam recalcitrante alla conversione cristiana e con l'oro nero del Medioriente e la chiesa, che con i cappellani militari rappresenta l'avamposto missionario, potrebbe essere di nuovo portata a legittimare un metodo già condannato dalla storia. Non crediamo che il Santo Padre intenda questo per "nuova rievangelizzazione del terzo millennio."                                                PER CAPIRE MEGLIO LEGGI SOTTO L'ANTEFATTO

ANTEFATTO sulla guerra in Irak e l'avventura di un prete locale

LA MISSIONE DI UN PRETE IN GUERRA

IL SILENZIO DELLA CHIESA LOCALE (IL DIBATTITO)   21.03.2004 


L'INTERVENTO DI AMERINI


LA RISPOSTA DEL CAPPELLANO MILITARE DI GROSSETO


LA REPLICA DI PADRE BARTOLOMEO SORGE S.J.

LA RISPOSTA DI PADRE SORGE  su don Nencini   20.03.04
(E' pervenuta la seguente email da padre Sorge come risposta indiretta al cappellano militare di Grosseto)

Da: Bartolomeo Sorge S.I.
sabato 20 marzo 2004 9.20
A: Mario Amerini

"Non conosco bene la vostra situazione locale. Tuttavia, mi pare chiaro che la risposta al Suo intervento conferma la verità della Sua analisi.
Cordialmente in Domino.
B. Sorge"


CHI E' PADRE SORGE
  Bartolomeo Sorge, gesuita, è uno dei massimi conoscitori e analisti della società e della politica italiana. Direttore della Civiltà Cattolica dal 1973 al 1985, negli anni '80 è stato anche il fondatore dell'Istituto di formazione politica "Pedro Arrupe" di Palermo, che segnò una svolta per la lotta alla mafia e la formazione di una rinnovata classe dirigente.  Attualmente padre Sorge dirige le riviste Aggiornamenti Sociali e Popoli, accomunate da un'analisi attenta dei "grandi temi" nazionali ed internazionali.E' stato più volte in Maremma, a Grosseto e a Roccastrada chiamato da vari parroci, dall'Associazione Missione San Lorenzo, dal Comitato don Bailo, e nel settembre 2002 ha tenuto gli esercizi spirituali a tutti i preti della Diocesi di Grosseto per volontà del Vescovo Agostinelli che ha preso spunto da una riflessione di padre Sorge per impostare la sua prima lettera pastorale come  vescovo lanciando l'appello a laici e pastori maremmani "E tempo di uscire dal tempio".

Convention diocesana  18.03.2004   Il 20 marzo convention diocesana. Obiettivo: il rilancio della Parrocchia come aggregazione dei cattolici maremmani.  Strumento operativo la cosiddetta "missione popolare" con laici e clero, casa per casa, per rievangelizzare. Cosa diranno i cattolici itineranti in missione? Parleranno della anticristiana legge Bossi-Fini? Parleranno del conflitto tra le istituzioni? Parleranno del conflitto tra istituzioni e parti sociali?  Parleranno di un'Italia in guerra? Parleranno di una società in cui prevale una visione puramente mercantile del rapporto umano? Sarà un po' difficile per i cattolici in missione prendere il coraggio di queste denuncie quando i loro vescovi su questi stessi temi tacciono da mesi. Non ci riferiamo al Vescovo di Grosseto che, come esponente nazionale della Caritas, vive a contatto con la realtà internazionale e neanche ci riferiamo alla maggioranza dei vescovi toscani che, pur mantenendosi equidistanti dagli schieramenti politici, hanno dimostrato il coraggio di "uscire dal tempio".  Ci riferiamo casomai a molti vescovi italiani e a parte del clero maremmano. Di fronte al dilagare della cultura neoliberista nel mondo come può la chiesa locale esimersi, salve poche eccezioni quali don Ricciardi, don Capitani, don Piccinini e pochi altri accusati spesso di catto-comunismo, dallo spiegare alla gente le ragioni per cui questa cultura imposta  dal liberismo è tanto lontana dall'insegnamento sociale della Chiesa.  Eppure la Chiesa, che presidia ogni continente, sa benissimo quali sono i mali che alimentano il terrorismo.  Sa benissimo che mentre piangiamo i morti di Nassirya o di Madrid, nonostante che il Papa ci abbia sapientemente ammonito, in aggiunta ogni giorno un silenzioso terrorismo elimina un milione di esseri umani per fame, è il terrorismo subdolo delle multinazionali americane, europee  e anche italiane, che negano loro medicinali, vendono armi e sostengono governi corrotti e compiacenti per rapinare le loro risorse. Nelle parrocchie maremmane il clero dovrebbe certamente continuare a dir messa per i nostri eroi avvolti nel tricolore, ma anche dir messa tutti i giorni per quelle milioni di vittime dimenticate, nelle 40 guerre giornaliere,  per le quali non versiamo lacrime per negligenza o per cattiva informazione. Ci auguriamo che il clero e i parroci maremmani abbiano il coraggio di questa denuncia. La parrocchia come cellula della comunità ecclesiale, così com'è, oggi, infatti difetta di profezia e la novità della "missione popolare" dovrebbe imprimere nella gente quel  "sussulto missionario", come dice Giovanni Paolo II, che fa sentire la Chiesa vicina all'uomo. Le nostre parrocchie devono scrostarsi di dosso quell'alone di silenziosa depressione che le avvolge, liberando nuove latenti vivacità vocazionali  miserevolmente al minimo storico, oggi, proprio per difetto di profezia!.  Di fronte alle emergenze nazionali e internazionali noi laici impegnati chiediamo quindi al nostro clero maremmano, dall'interno della chiesa e delle parrocchie, di non tacere di fronte a questi gravi interrogativi e di agire tra la gente non "per i poveri" ma "con i poveri".   E, considerando che non vogliamo più attendere i silenzi della chiesa italiana, chiediamo al nostro Vescovo di Grosseto, sensibile alle tematiche sociali, la riconvocazione al più presto del forum politico locale per assumerci, come laici, piena responsabilità civile e sociale, alla luce della sapienza cristiana e prestando fedele attenzione alla dottrina del Magistero per preparare, magari anche da Grosseto, la stagione per un nuovo Concilio.

Lettera aperta Caro roccastradino, Roccastrada è la numero uno per la chiesa locale grazie all’Associazione Missione San Lorenzo di cui faccio parte e che ha aiutato il sovvenire del vostro parroco, ha inviato 250 volontari in Bolivia selezionati proprio a Roccastrada e ha raggiunto 200 adozioni a distanza. Roccastrada è numero uno per le opere della Confraternita di Misericordia, del Comitato don Bailo, del Coro dei Concordi e di tante associazioni di volontariato. Roccastrada è vivace con i gemellaggi che aprono alla fratellanza europea. Roccastrada è la comunità ecclesiale che ha accolto il Cardinale Terrazas e la comunità civile che gli ha donato le chiavi della città. Sono orgoglioso di essere roccastradino e non solo perché ho ancora lì la residenza. Un grazie di cuore quindi a chi, da Roccastrada, con la mia stima e la mia approvazione, ha superato ogni carenza. E’ merito vostro se ora 100 famiglie in Bolivia hanno un salario e mille bambini sorridono. C'è ancora tanto da fare qui a 15.000 km da Roccastrada ma io voglio festeggiare i 25 anni di sacerdozio con questo augurio per voi. Buona Pasqua.  don Claudio

Don Bailo fra i giovani Sesta edizione del Concorso "don Bailo fra i giovani" un concorso per le scuole di Roccastrada con tre premi offerti dal Rotary Club di Follonica, Comitato don Bailo e Direzione Didattica di Roccastrada. Tema: don Bailo nella tragedia mineraria di Ribolla del 1954

Roccastrada crocevia di religioni dal Tirreno
 Il matrimonio luterano che si è celebrato nei giorni scorsi a Roccastrada ha aperto un dibattito interessante sulla presenza nel territorio di svariate confessioni religiose, che costituiscono ormai un vero e proprio «mosaico della fede». Purtroppo questa situazione rischia di trovare impreparati molti cattolici (e non solo), incapaci di coglierne la reale portata, forse timorosi degli effetti possibili. Non bisogna dimenticare, però, che l’unità europea mette in contatto tanti cristiani che si ritrovano a dialogare come fratelli separati.  La recente esperienza di Roccastrada fra cattolici e luterani è stata un esempio significativo. Qui l’incontro interconfessionale è nato da una proposta protestante e da una intuizione cattolica, l’occasione praticasi è presentato con il desiderio di due giovani tedeschi, conosciuti grazie al gemellaggio con Zeiskam, di sposarsi a Roccastrada, un desiderio nel quale vibrava forte la ricerca di unità».  Dopo i progressi fra Santa Sede e Luterani ora infatti sono possibili momenti di condivisione ecclesiale fra le due confessioni. Firenze ad esempio li ha già sperimentati con la veglia di preghiera e il lettorato, momenti di comunione fra cattolici e luterani che prima del 1999 si ritrovavano solo nelle tavole rotonde.  La comunità civile di Roccastrada, proiettata in Europa con i gemellaggi, intende affrontare ora anche questa sfida ecumenica. Le due comunità si sono incontrate a Roccastrada per una preghiera comune nella chiesa parrocchiale e a questo gesto coraggioso e innovatore ha risposto una folta presenza di cattolici al matrimonio luterano, con il parroco in testa, che ha rivolto ai fratelli separati un caloroso benvenuto consapevoli di testimoniare un fatto storico.

Luterani & Cattolici Christina Berg e Philip von Schroeter di Zeiskam sposi nella chiesa del Convento di Roccastrada. "Oggi – hanno detto – è un giorno particolare, il giorno delle nostre nozze e un giorno di amicizia tra cristiani di diverse confessioni". Manfred Berg pastore protestante e il parroco di Roccastrada si sono scambiati saluti fraterni. Un evento di ecumenismo, promosso dalla nostra Associazione, fra due chiese separate con la partecipazione di protestanti e cattolici, insieme per la prima volta a Roccastrada, dopo la Riforma di Lutero del 1517.

Gmg 2005 Giornata Mondiale della Gioventù 2005, padre Bernard Braun parroco cattolico di Zeiskam, Germania, paese gemellato con Roccastrada, ha offerto, tramite l’associazione, 40 posti ai giovani roccastradini per il GMG di Colonia nel 2005 dove sono previsti 5 milioni di giovani. Una delegazione di giovani roccastradini sarà a Zeiskam ospite di padre Braun già in primavera per preparare l’organizzazione del soggiorno. Le iscrizioni sono aperte tutta la Diocesi.

Un libro in biblioteca Don Claudio con una cerimonia pubblica ha donato alla Biblioteca Comunale di Roccastrada la "Storia della Chiesa di Anichini", una preziosa riproduzione anastatica in tre volumi dall’originale dello storico senese del 1700.

Coop e Bolivia Convegno nella parrocchia di Ribolla dei soci della Coop Unione. Argomento le adozioni a distanza a favore della Missione di don Claudio. Dopo 4 assemblee a Scarlino, Roccatederighi, Roccastrada e Ribolla per sensibilizzare i soci Coop, da oggi, chi fa la spesa alla Coop, può destinare i punti-spesa per le adozioni dei bimbi della missione diocesana in Bolivia. La Coop roccastradina ha cofinanziato anche il libro Tutto o Niente.

Spagna Il parroco di Bonrepos y Mirambell (Valencia) padre José Osca Pellicer invita i giovani roccastradini per la festa della Madonna del Pilar il 9 ottobre 2004 con la carriera taurina lungo le strade del paese: prime prove del gemellaggio europeo. Missione e chiesa spagnola sono già in sinergia per l’Europa.

Grazie Roccastrada Da Roccastrada due quintali di materiali per la Missione. Scarpe per bambini, quaderni, penne, pannolini, computers, medicine, alimenti per l’infanzia. A Tognozzi, Giovani, Barbetti, Muzzi, Cavina, Cuccia, Grisolini, Coro dei Concordi, Turbanti, Gambassi, Pistolesi e altri, famiglie e singoli, vanno il grazie personale di don Claudio e l’invito a visitarlo a S. Cruz per una vacanza alternativa a servizio dei poveri.

I volontari raccontano Tutto o niente è il libro sulla Missione in Bolivia, Edizioni Cantagalli di Siena. 200 pagine, 1.000 copie. Sponsor Provincia di Grosseto, Confraternita di Misericordia di Roccastrada, Banca di Credito Cooperativo di Sovicille, Tecnobay spa di Roccastrada, Coop Unione di Ribolla. Argomento le esperienze degli oltre 200 volontari, anche roccastradini, nella Missione in Bolivia, con 3 prefazioni del Cardinale Terrazas, del Cardinale Scola e di Monsignor Agostinelli.

Monsignor Tacconi Mons. Tacconi è il primo vescovo ad aver ospitato nel 1980 un Papa in Maremma. La storia di don Adelmo, scomparso nel 2003, è anche la nostra storia. Questo figlio di Roccastrada che dalle strade del Poggio ha raggiunto la guida della chiesa grossetana, merita di essere degnamente ricordato. Sapremo cogliere l’occasione?

ROCCASTRADINI NEL MONDO E’ nata l’Associazione "Roccastradini nel Mondo" e i primi associati all’estero sono don Claudio Piccinini missionario in Bolivia, Daniela Tuliani dalla Nunziatura di Praga e Luigi Biondi dal Consolato di S. Pietroburgo, Russia insieme a tanti conterranei dalla Germania, Uruguay, Francia, Inghilterra e Stati Uniti. Gli associati da tutto il mondo promuovono, con il Comune e le scuole di Roccastrada, aiuti e solidarietà per gli emigrati in difficoltà sparsi nei 5 continenti. Lo scopo primario è comunque mettere in contatto i giovani residenti con i loro coetanei emigrati per recuperare i valori di unità. Molti emigrati hanno ringraziato dell’intuizione i fondatori dell’associazione Martellucci, Poli e Bacci

COOP IN MISSIONE Con i punti Coop Unione di Ribolla (un punto per ogni euro di spesa) si fa solidarietà. Molti clienti Coop preferiscono destinare i punti-spesa per progetti in Brasile, Africa e Bolivia. Così sono nate le adozioni a distanza dei bambini degli hogares di don Claudio. Per destinare i punti-spesa a progetti umanitari Coop basta restituirli alla cassa Coop destinandoli anche alla Missione in Bolivia. I punti serviranno per finanziare nuove adozioni a distanza e il socio Coop diventerà così genitore adottivo per una migliore assistenza ai bimbi delle istituzioni di don Claudio. Con questo sistema di punti-solidarietà la Coop Unione di Ribolla è già sponsor della Missione in Bolivia e durante le prossime feste natalizie, con il contributo di tutti, sarà possibile fare di più per una vera festa della bontà e della solidarietà riservata a chi fa la spesa alla Coop.

LA CAMPANA DELLA RICONCILIAZIONE Dopo gli abbellimenti di don Brunelli nel 1575, fu don Bailo nel 1954 a valorizzare la chiesa di S. Niccolò con nuovi interni, tetto, facciata e non solo. La tragedia di Ribolla nel 1954 fu un grande momento di unità sui valori condivisi della solidarietà e della pietà cristiana e l'8 settembre di quell’anno, don Bailo e il sindaco Rossi, a lavori della chiesa ultimati, vi fecero trasferire il capolavoro dell'Annunciazione del Tolosani, immagazzinato nelle soffitte del Palazzo Comunale dal 1923 dove era stato relegato dopo la demolizione della chiesetta della Confraternita in piazza Garibaldi. Don Bailo fece allora risuonare la "campana della riconciliazione" issata dieci anni prima l'8 settembre 1944. Su questa campana aveva fatto imprimere due date "1940-1944" di inizio e fine della seconda guerra mondiale per chiudere, con nuovi limpidi rintocchi, quell'incubo bellico che portò povertà e divisione anche a Roccastrada. Anniversari importanti quindi in questo 2004: la memoria della tragedia di Ribolla, i 50 anni del recupero dell‘Annunciazione, i 60 anni della campana.

ROCCASTRADINI IN BOLIVIA Anche da Roccastrada e territorio alcuni giovani sono andati a trovare don Claudio ed è stata un’occasione unica per riscoprire la forza dei propri personali valori di generosità e l’impegno dell’ex parroco di Roccastrada che da solo e tra mille difficoltà, non ultimi i suoi 140 kg, è riuscito a stupire la Bolivia per la sua dinamicità nell’assistenza sociale e umanitaria. Per i giovani roccastradini, insieme al volontariato fra i bambini abbandonati degli hogares, si è aggiunto il turismo sul lago Titicaca e sui siti archeologici Inca e dell’Amazzonia. Don Claudio invita per l’estate 2005 altri suoi ex parrocchiani a provare questa esperienza irripetibile. Li aspetta un’accoglienza calorosa e, al rientro a casa, la certezza di essere stati utili non solo alla missione ma al mondo intero.

BEATO LUCA 400° anniversario della nascita del "Beato" Luca del Teglia detto il "Romito Santo" di Roccastrada. Batignano ha il suo Venerabile e Roccastrada ha il suo "Beato" morto a 39 anni il 29 novembre 1644 e sepolto, dice la tradizione, nella Chiesa di Caminino. La zona del "Romitorio" porta questo nome proprio da questo frate. Venuto dall’appennino bolognese, viveva in povertà e quando giungeva a Roccastrada per predicare preferiva dormire al Romito del Terzo anziché in canonica dal parroco di allora il roccastradino Pompeo Forgeschi. Ma c’è di più il 14 febbraio 2005 ricorrono 400 anni dalla sua nascita. Un "beato" minore Luca del Teglia, ma un personaggio tutto da scoprire per riscoprire la religiosità nel territorio roccastradino. Un’occasione unica il prossimo 2005 di riflessione, convegno e dialogo.

MUORE IL PRETE DI ROCCATEDERIGHI     don Franco Petrella già malato di cuore è morto all'improvviso a Roccatederighi. Dopo le polemiche e le delusioni sul miracolismo della croce di Padre Pio e dopo essere risuscito con grande fatica a portare la Madonna di Fatima a Roccatederighi, se n'è andato lasciando molti punti interrogativi.
MUORE IL PRETE AFRICANO  Dopo nemmeno due mesi di permanenza a Roccastrada il 29 dicembre 2003 muore don Jean.Pierre viceparroco di Roccastrada e Torniella vittima di un aneurisma cerebrale. Nato a Dungu (Congo) nel 1954.