Esperienze  2005

Don Terzino se n'è andato 22.09.05 Un personaggio tipico, un prete atipico che nasce ogni 50 anni  - questo è il commento di Mario Amerini - sulla scomparsa di don Terzino il prete scomodo della Alta Maremma.  Da una parte ossequioso dei doveri ecclesiastici e della gerarchia, dall'altra un giullare, un libero pensatore.  Spregiudicato a volte nelle sue amicizie più compromesse(ma lo faceva per il bene della sua gente diceva) la sua età e la sua esperienza gli permettevano questa libertà e soprattutto di dire quel che pensava.  Nell'azione e nelle opere ricorda un po' don Bailo il prete-imprenditore di Roccastrada ma mentre questo era un movimentista don Terzino era invece un solista e per certi versi un artista del sacro. I ricordi si sprecano, in un momento di assestamento del Coro dei Concordi non esitò a invitarlo più volte nella chiesa di Torniella, aiutava la Missione di don Claudio Piccinini in Bolivia, collaborava alla valorizzazione della figura di don Bailo.  Ma per inquadrare il personaggio bisogna davvero leggere le sue opere letterarie, libretti semplici ma incisivi nel centrare la vita lenta di un borgo antico come Torniella e Piloni e la vita di un prete di campagna.  Dimostrava che nonostante l'isolamento in una parrocchia di confine della Diocesi in mezzo ai boschi dellla Valle del Farma, era possibile sentirsi "ombelico del mondo". E' stato un incoraggiamento e un esempio per tanti preti giovani che oggi con cellulare e auto turbo a volte ambiscono più rimanere nella "civiltà" cittadina che coltivare il silenzio di una comunità di periferia.   Le omelie altisonanti di don Terzino, quella sua vocetta stridula, colpivano sempre nel vivo l'argomento.  Usava una retorica antica che risuonava maledettamente impulsiva ed attuale.  Insomma era un poeta e un filosofo, un contadino e un imprenditore, un prete e un missionario, ha dimostrato che una parrocchia di 500 abitanti come Torniella e Piloni, per lo più atei, poteva diventare un laboratorio sociale con un nuovo piccolo Istituto Geriatrico a dimensione d'ambiente. La biblioteca comunale di Roccastrada conserva gelosamente i suoi cinque libri nel settore C, il reparto protetto, di sola consultazione, mentre il sito internet della Curia espone da alcuni anni la sua opera omnia sulle Biografie dei Preti di Maremma, uno spasso di lettura, dove don Terzino, implacabilmente, rende trasparente la chiesa locale e umanizza i suoi preti.  Forse fra i suoi ultimi scritti ha lasciato anche una sua autobiografia da aggiungere alla lista.   Spirito libero e giudice, carattere più toscano che molisano,  don Terzino, la sua vita e il suo stile dovrebbero essere approfonditi per valorizzare insieme il contesto ambientale e sociale roccastradino che lo hanno sicuramento favorito.
Fedeli più generosi con i loro preti 07.09.05  I contributi alle parrocchie aumentati nel 17 per cento in un anno.   Migliorano i conti della Diocesi di Grosseto nel rapporto del 2004 sulle offerte alle parrocchie, pubblicato di recente. Qui non c’entra nulla l’otto per mille. Si tratta, più semplicemente, di un resoconto delle offerte che vengono fatte dai fedeli per sostenere la missione diretta del parroco nella sua vita quotidiana, anch’esse scaricabili dalla denuncia dei redditi.  I dati parlano chiaro e dunque è lecito dire che le entrate della Diocesi di Grosseto sono in aumento. Rispetto al 2003 e al 2002 infatti l’anno solare 2004 è stato nettamente migliore, con una chiara inversione di tendenza.  Il numero dei versamenti e dei sostenitori è infatti aumentato del 17 per cento, un piccolo-grande successo generale che, secondo la lettura di alcuni, premia la dinamicità del vescovo Franco Agostinelli. Dopo tre anni la guida pastorale della Diocesi di Grosseto sta vedendo i primi frutti di un’attività instancabile.  A guardarli bene gli importi assoluti pervenuti alla Diocesi di Grosseto sono risibili, ma comunque significativa è la controtendenza: nel 2004 sono entrati in cassa 34 mila euro per sovvenire i parroci, mentre nel 2003 se ne erano contati 30 mila.  Inoltre l’area della città di Grosseto e della periferia va molto bene. Prestazioni positive si sono registrate anche dall’area di Gavorrano, soprattutto la parrocchia di Bagno, Caldana e Ravi. Buona anche la performance di Scarlino, mentre un po’ al di sotto delle aspettative si collocano Roccastrada e Castiglione della Pescaia. Quest’ultimo è l’unico centro che complessivamente ha segnato un regresso rispetto al 2003.Dall’analisi dei risultati è comunque chiaro che il balzo in avanti nasce in città, mentre i paesi, più ci si allontana da Grosseto, soffrono oltre le previsioni. Anche per queste ragioni probabilmente si è reso necessario programmare la storica Visita Pastorale del vescovo alle parrocchie di periferia, che durerà anni e servirà proprio ad approfondire e risolvere le anomalie nel rapporto tra preti, parrocchie e territorio. L’aspetto economico, d’altra parte, è un indicatore di gradimento del parroco da parte della comunità.  Un altro dato diocesano che balza agli occhi in modo chiaro è l’incremento del numero generale delle offerte: da 469 del 2003 sono passate a 551 nel 2004.  Per la cronaca le offerte sono di tre tipi: l’8 per mille che dovrebbe essere destinato alle attività umanitarie della Chiesa ma in realtà soltanto il 50 per cento va in quella direzione; il resto serve per pagare la congrua al parroco, compensando così il mancato sostegno del cosiddetto sovvenire. Poi ci sono, come detto, le offerte deducibili dalla denuncia dei redditi che vengono inviate a Roma con bollettino e ridistribuite dal Vaticano alla periferia italiana. Infine le offerte alla parrocchia, quelle della questua in chiesa e quelle che il parroco percepisce direttamente brevi manu; offerte personali che dovrebbero comparire nel bilancio annuale di ogni parrocchia.
A COLONIA 16.08.05 Quattro pullman: due pullman di giovani della Diocesi di Grosseto, un pullman della Diocesi di Massa Marittima, un pullman della Diocesi di Pitigliano. A Colonia troveranno già i giovani di Nomadelfia  e parteciperanno alla Giornata Mondiale della Gioventù in programma a Colonia. Roccastrada ha inviato n.1 giovane. L'invito del parroco di Zeiskam paese gemellato con Roccastrada che offriva ben 40 posti al territorio di Roccastrada è andato deluso. Nessun contatto è stato prso dalla parrocchia di Roccastrada con quella cattolica di Zeiskam.
VISITA AI MINATORI DI POTOSI' LUGLIO 05          A 50 anni dal disastro minerario di Ribolla la sicurezza mineraria nel mondo è ancora molto critica. La delegazione grossetana al seguito del vescovo di Grosseto ha visitato la miniera di Potosì in Bolivia la più antica miniera del mondo ancor attiva da oltre 400 anni. Lì la sicurezza sul lavoro è rimasta al medioevo. Ci lavorano ancora 10.000 operai stretti in cooperativa ma le condizioni di lavoro sono davvero subumane. "Non potevamo mancare a questo appuntamento di solidarietà - dice Mario Amerini della Onlus Missione San Lorenzo - e la vocazione mineraria dell'Alta Maremma ci ha spinto oltre i 4.000 metri di quota sulle Ande per incontrare i mineros boliviani." Il "Cerro Rico" il bacino minerario che con la produzione di argento è stato l'Eldorado europeo del 1600 è un groviera pericolosissimo. Si produce ancora argento e zinco in modo artigianale, le gallerie sono anguste e i vagoni spinti a mano.  La temperatura supera i 45 gradi. Dalla visita del Papa nel 1988 non è cambiato molto.  C'è solo un po' di spazio in più per una visita turistica col rischio  di essere travolti dai vagoni in corsa su binari sconnessi ma vale la pena scendere in questa bolgia infernale sia per rendersi conto del sacrificio dei nostri minatori di Ribolla sia per portare un alternativo contributo economico a questa gente così martoriata dalla fatica e dal degrado umano.  Ho stretto la mano  a questa gente - continua Amerini - che lavora seminuda e tra di loro ci sono molti minori che resistono alla fatica masticando coca e bevendo whisky caldo in un contesto di abbrutimento totale. I giovani sperano molto nel turismo perché il minerale è ormai esaurito. E il turismo è motivo in più per visitare la Bolivia, bellissima e contraddittoria nei suoi  eccessi. Una scoperta e un consiglio.  La scoperta: i monumenti e i palazzi di Potosì sono stati costruiti tutti con la stessa pietra roccastradina la riolite.  Il consiglio:  in galleria i minatori potosini vi porgono la mano, non vogliono soldi ma cibo e acqua, portateglieli."
Referendum procreazione assistita 13.06.05 Roccastrada Vista la bassa affluenza alle urne (25,9%  in Italia) e 35,6% in Provincia di Grosseto a Roccastrada i votanti sono stati il 37,2%.  I  SI 91% , i NO  8%.  Domenica 12 l'affluenza alle urne è quindi stata bassa, la gente ne ha capito poco di questo referendum, molti hanno preferito fidarsi dei valori ecclesiali e ubbidire alla Chiesa astenendosi.  Ciononostante alla messa domenicale delle ore 11 eravamo solo 27 (di numero) come sempre.  Ciò dimostra che una cosa è l'adesione sui valori ecclesiali e un'altra cosa l'adesione alla prassi quotidiana ecclesiale.
Bolivia nel caos Timori in Maremma per l’attività della parrocchia andina 10.06.05.  La Bolivia è di nuovo nel caos. Da una settimana a La Paz e in altre città del paese andino si registrano violenti moti popolari. Una situazione che preoccupa perché qui opera un piccolo grande pezzo di Maremma, la 50ª parrocchia della Diocesi di Grosseto guidata dall’ex sacerdote di Roccastrada Claudio Piccinini. Ieri, al telefono, don Claudio ha rassicurato il Vescovo e gli amici di Roccastrada, dicendo che a Santa Cruz, polo industriale del paese, la situazione per adesso è tranquilla e la Prefettura ha sotto controllo la situazione. Con le dimissioni di alcune delle principali cariche istituzionali del Paese quasi certamente si tornerà alle urne ad agosto. L’ associazione «Missione San Lorenzo», intanto, attraverso il suo presidente Mario Amerini, ha diffuso una nota nella quale chiede sostegno e appoggio per denunciare la grave crisi che da tempo interessa la Bolivia.    «Da La Paz a Santa Cruz de la Sierra si vivono momenti di tensione ma i nostri volontari stanno bene, al sicuro nella Missione San Lorenzo». E’ lo stesso don Claudio che rassicura. «Gli italiani - spiega - sono ben visti da tutti perché portano lavoro, solidarietà e amicizia. E lo fanno in silenzio. Le tensioni sono soprattutto a nord». Nella missione grossetana di Santa Cruz attualmente ci sono 6 volontari italiani compresa una coppia in itinere di adozione. I primi di luglio don Claudio ospiterà una delegazione grossetana con 16 persone tra cui il vescovo di Grosseto Franco Agostinelli, per festeggiare i 400 anni della fondazione della Diocesi di Santa Cruz ed inaugurare un nuovo centro di recupero per giovani a rischio. La missione a Santa Cruz, nata sull’asse Roccastrada- Grosseto, lo ricordiamo, rappresenta un supporto notevole alla riorganizzazione dei servizi sociali boliviani dopo che il governo ha privatizzato orfanotrofi e ospedali.  Il problema dei problemi in Bolivia però è la grande ricchezza del sottosuolo; c’è infatti gas e petrolio, come in Venezuela e in Irak. Il governo di questa ricchezza accende gli animi. La chiesa boliviana è stata coinvolta per mediare le tensioni e lo stesso cardinale Julio Terrazas ha preso l’iniziativa consultando le parti sociali per giungere ad un compromesso che faccia ripartire il paese. L’opposizione chiede di statalizzare i giacimenti ma per farlo occorre comprarli dalle sette sorelle; purtroppo la Bolivia è un paese povero e il Fondo Monetario Internazionale è controllato dagli Stati Uniti e dalle grandi multinazionali. «In dieci anni di attività in Bolivia abbiamo già vissuto più volte momenti come questo - aggiunge Mario Amerini, presidente della Onlus Missione San Lorenzo - ma ha sempre prevalso la ragionevolezza; i boliviani sono brava gente e sapranno trovare un giusto compromesso. Ce lo auguriamo, anche perché decine di progetti umanitari, con una involuzione cruenta della situazione politica, rischiano il blocco e a risentirne saranno le categorie più deboli».
CRESIMATI A ROCCASTRADA  270 persone, 200 dentro e 70 fuori della chiesa  la sera del 4 giugno per la messa della Cresima 2005 di 12 ragazzi 6 maschi e 6 femmine. Il vescovo ha ricordato che il sacramento "non è un dovere burocratico come iscriversi all'anagrafe del comune ma una necessità per il cristiano". Ha invitato i ragazzi a "non vergognarsi di essere cristiani".  Il problema infatti viene adesso.  Di questo i 12 ragazzi quanti continueranno a frequentare la parrocchia.?  E' questo un problema di ogni parrocchia oggi, la chiesa che ne ha preso atto ormai da decenni di questa fuga dei giovani vorrebbe metterci un riparo.  La ricetta c'è è la testimonianza della chiesa e del clero fra la gente attraverso la povertà e la difesa dei più deboli eliminando ogni orpello e ogni miserevole segno di potere temporale. 
Su Toscana Oggi settimanale cattolico grossetano non è stato pubblicato l'articolo su Bagno di Lacrime (Bagno di Gavorrano vedi sotto) probabilmente imbarazzante e irreplicabile per la testata cattolica locale, ma in alternativa è stato pubblicato l'articolo su la "Consulta del Paesaggio" del Comune di Roccastrada una questione tecnico-urbanistica che pur importante per il territorio non ha nessuna attinenza con le tematiche storico-ecclesiali locali.
Nominato il nuovo consiglio parrocchiale dal Tirreno del 4 giu 05 Due giovanissimi fra i tredici rappresentanti.  Nominato il nuovo consiglio parrocchiale di Roccastrada di cui fanno parte: Bartaletti Franca, Bartaletti Giorgio, Farinelli Alfredo, Gaggioli Lia, Gorelli Monica, Lambardi Ilenia, Pacenti Tamara, Papini Antonella, Papini Stefano, Spargi Maria Rita, Spadi Claudio, Rossi Italo, Vieri Umberto, fra cui due giovanissmini (Claudio Spadi e Stefano Papini).  Uno dei primi incarichi straordinari sarà quello di preparare la visita del vescovo a Roccastrada.  Il consiglio ha solo poteri consultivi ma di lavoro a Roccastrada ce n’è molto da fare. Si va dalla cura delle marginalità rappresentate dai trecento extracomunitari presenti nel capoluogo con le loro famiglie, al duro confronto sulla sofferenza dell’anziano (in questo campo il parroco ha un ruolo speciale in quanto presidente della Confraternita che gestisce l’Istituto geriatrico di Roccastrada ereditato dalla lungimiranza di don Bailo e fiore all’occhiello dell’azione sociale dei cattolici roccastradini).  Il nodo più grosso da sciogliere è quello di ridare un ruolo al cattolicesimo roccastradino. Un impegno duro che il consiglio porterà avanti in un piano triennale secondo le linee della pastorale episcopale con le priorità vocazioni, famiglia e giovani. Il crollo delle vocazioni a Roccastrada è avvenuto dopo le punte vocazionali di 70 anni fa con tre preti roccastradini: l’ex vescovo mons. Tacconi, don Mario Gaggioli e don Giorgio Gaggioli.  Poi il problema dei rapporti tra la chiesa e le famiglie, rapporti che cessano praticamente dopo la cresima dei figli.  Il problema giovanile poi (alle ultime comunioni le nuove adesioni sono state 21) resta tutto nella sua complessità. Il consiglio è intenzionato a recepire le istanze che provengono da questo mondo.
COMUNIONI Animazione delle grandi occasioni col coro Isca di Iseo nella chiesa di S. Niccolò.  Comunioni a Roccastrada il 29 maggio: 21 bambini comunicati su ___ bambini residenti e in età. 

UN BAGNO DI LACRIME 30.05.05  ( Articolo inviato a Toscana Oggi settimanale cattolico grossetano) L'analisi sociologica che A. D. fa su Toscana Oggi del 29 maggio 2005 circa lo stato della frazione di Bagno di Gavorrano non è delle più clementi. Si parla infatti di "scristianizzazione" di "aggressione sistematica ai valori", di "vuoto spirituale", di bisogni morali "sopiti e compressi", della necessità di "ricostruzione di un tessuto sociale", di "una vera e propria nuova evangelizzazione", di "combattere una dura battaglia". Se quest'analisi sarà il leit-motiv dominante che inquadrerà sistematicamente lo stato della società locale, quale premessa alla visita pastorale del Vescovo, credo che questo grande avvenimento di pacificazione ne verrebbe  fortemente ridimensionato.  A volte mi chiedo come faccia la comunità civile a dialogare con noi cattolici quando usiamo questi toni da scomunica?.  Purtroppo l'autocritica non fa parte del patrimonio genetico di noi cattolici e il cristianesimo, d'altra parte, non si impone.  Papa Giovanni Paolo II ha provato più volte a chiedere scusa degli errori storici della Chiesa ma la sua lezione sembra rimossa lasciando che,  in noi cattolici, prevalga, al perdono e all'umiltà della testimonianza cristiana, l'intransigenza di chi si sente, sempre, dalla parte della ragione.  La diffidenza della gente verso la chiesa locale verrebbe invece da lontano, dalle attese della Rerum Novarum del 1891 e dallo schierarsi sistematico, di tanti cattolici, con la conservazione e con le oligarchie dominanti più lontane dalla gente.  Se quest'analisi territoriale locale fosse tristemente vera dovremmo chiederci dove fosse la Chiesa maremmana tra il 1891 e il 1945 e, nel dopoguerra, citato da A. D. come momento di massima "aggressione" al cattolicesimo anche a Bagno, se non sia stato proprio il Concilio, quale alto richiamo al rinnovamento e alla riconciliazione, implicitamente il più autorevole segno di ammissione dei nostri errori.  Per scendere sul concreto poi, in quanto a "scristianizzazione", vorrei infine ricordare ad A. D. - citando Messori,  biografo del Papa -  che in soli dieci anni "le televisioni di Berlusconi hanno scristianizzato l'Italia" più di settant'anni di comunismo nei paesi dove questo ha tragicamente governato.   La visita pastorale del nostro Vescovo quindi bussa alle porte di ogni comunità locale.  Bagno di Gavorrano, che per prima sta spalancandole, attende, con le altre comunità maremmane, dalla nostra chiesa locale una speranza nuova, una proposta nuova e un metodo nuovo, quello appunto del dialogo e della riconciliazione, metodo che, così come appare dall'articolo di A. D., sembra ancora fermo alle istanze del Concilio.   Forse per noi cattolici sarebbe più corretto "uscire dal tempio" ed entrare nelle comunità maremmane in punta di piedi.

Attrezzature sanitarie in partenza per Santa Cruz          Nuovo container di aiuti per l’ospedale di don Claudio   27 MAGGIO 2005 E’ in partenza il quinto container di aiuti per la Bolivia. Destinazione la Missione della Diocesi di Grosseto condotta dall’ex sacerdote di Roccastrada don Claudio Piccinini. Un box carico soprattutto di attrezzature sanitarie a sostegno dell’ospedale Selene Maiani di Santa Cruz è stato allestito nelle ultime settimane dai volontari grossetani della onlus Missione San Lorenzo. Un camion di attrezzature specialistiche usate ma in buone condizioni è stato donato dall’amministrazione provinciale di Grosseto. La Provincia di Grosseto (con il Comune di Roccastrada) aveva già finanziato nel 1997 la costruzione di una scuola e nel 2003 il libro sulla Missione boliviana. Ora ha partecipato all’allestimento del container con strumenti medicali. Due giorni fa c’è stata la presentazione dell’evento, con l’assessore Sergio Bovicelli, che ha ribadito l’impegno della Provincia per il Terzo Mondo e in particolare verso Cuba e la Bolivia. «Siamo contenti - ha detto Bovicelli - di dare questo aiuto alla Missione San Lorenzo; si tratta di una donazione per un Paese che ha bisogno davvero di tante cose. Il materiale sanitario inviato comprende attrezzature e strumenti sanitari per ambulatorio e per sala operatoria. Tra questi strumenti anche materiale dentistico donato dal consigliere provinciale della scorsa legislatura Alessandra Romagnoli».  Il presidente della onlus, il roccastradino Mario Amerini, riallacciandosi all’accordo internazionale sottoscritto nel 2004, ha ribadito l’esigenza di fare propri i problemi dei più poveri. «Dal 1995 quando siamo nati e dopo dieci anni di esperienza sul campo abbiamo capito che il Sud del Mondo, e la Bolivia in particolare, ha bisogno soprattutto del rapporto con le nostre istituzioni pubbliche, per svincolarsi dal giogo economico delle multinazionali e camminare con le proprie gambe».   Il container partirà da Livorno e giungerà a Santa Cruz col suo carico i primi di luglio, giusto in tempo per la visita della delegazione grossetana guidata dal Vescovo di Grosseto, che inaugurerà il Fortaleza (una nuova struttura di assistenza per giovani carcerati).
Dai ragazzi della parrocchia di Roccastrada (dal Numero Unico del maggio 2005 "La Voce del Cuore")  Su Giovanni Paolo II: "... Questo Papa è sempre stato buono, ha sempre cercato di togliere tutte le tensioni politiche fra le diverse nazioni inviando messaggi di pace anche durante la guerra del Golfo."  " ... Giovanni Paolo II non si chiese mai quale fosse la fede di un uomo giusto... Concepì la "Terza via" fra comunismo e capitalismo per coniugare solidarietà e libertà." Su papa Ratzinger "... Il tempo della sua giovinezza non è stato facile; la fede e l'educazione della famiglia lo hanno preparato alla dura esperienza dei problemi connessi al Regime nazista..."
Referendum sulla fecondazione assistita   NON ANDREMO A VOTARE   Siamo fieri che la Chiesa difenda la procreazione naturale condannando le manipolazioni genetiche ma la legge 40 non fermerà certamente la scienza e il profitto e fra pochi anni per allungare la vita (a cominciare da quella dei più ricchi e da quella di chi sta più in alto) si utilizzeranno tutte le scoperte scientifiche possibili soprattutto genetiche e quelle meno etiche. La scienza non si ferma e ciò che oggi fermamente condanniamo, in futuro non tanto lontano potrebbe diventare prassi normale e morale comune.   Non votando al  referendum sulla fecondazione assistita ubbidiamo quindi volentieri alla gerarchia ecclesiastica condividendone le ansie e riconoscendole il ruolo di difendere i principi della fede.  L'unica perplessità è che un nuovo Galileo anche su questo argomento borbotti "eppur si muove" e, magari molto meno di cinque secoli a venire, gli venga di nuovo data ragione, del resto i tempi e la morale sono in rapida evoluzione.
COME VINCERE LE POLITICHE DEL 2006 
(vista dai cattolici impegnati a sinistra)

1 Il centro sinistra non sponsorizzi i matrimoni tra gay. Ovviamente i loro diritti sono fuori discussione ma da millenni il matrimonio non è stato il nome dato a qualunque unione, ma quello dato all'unione tra uomo e donna, strumento inserito nel processo di riproduzione della specie (e come tale per noi cattolici sacro).  Snaturare questo vincolo in  pochi mesi di una campagna elettorale è perdente.   Se poi il voto è rigidamente bipolare, come in Italia,  lo stravolgimento del concetto di matrimonio susciterebbe reazioni emotive compromettendo la vittoria del centro sinistra.
Il centrosinistra attenui la  ventata antiratzingeriana.  Lo stereotipo del Papa è forte aldilà di qualsiasi contingenza storica o personale.  Inoltre Benedetto XVI è un conservatore intelligente, per cui le caricature e le satire su di lui non fanno presa.  La figura del papa, come ha dimostrato il carisma di Giovanni Paolo II, rappresenta l'immaginario simbolico e trasversale di guida di grandi masse. Non si attacca un immaginario simbolico che contribuisce a formare l'identità politica delle masse.
3  Il centrosinistra deve riscoprire il valore dell'attuale costituzione repubblicana unica certezza rimasta in tanto sfacelo politico dopo mani pulite e la grande crisi economica di questi tempi.
Il centrosinistra deve battersi per la pace un valore forte, condiviso e universale e poi perché la guerra non è un import-export di democrazia
RATZINGER, IL VESCOVO E GROSSETO  Maggio 2005In riferimento alle linee pastorali del vescovo di Grosseto, prima della prevista visita alle parrocchie crediamo che sia necessaria (dopo tre lettere pastorali dedicate la prima a ridare slancio ai preti, la seconda a delineare le linee pastorali, la terza a rivitalizzare la parrocchia) di una QUARTA lettera pastorale sul ruolo dei laici in Maremma.  La attendiamo con grande interesse per capire come la nuova era ratzingeriana stia maturando l'episcopato e la chiesa locale.

Rilettura: l'ultima lettera pastorale alla luce del pensiero antirelativista del nuovo Papa

La locanda dell’uomo ferito di Roccastrada.   La 3ª lettera pastorale di monsignor Agostinelli ridefinisce  il ruolo della parrocchia di Roccastrada.  Da supermarket di prodotti religiosi da consumarsi in occasioni di nascite, matrimoni o funerali, a “locanda dell’uomo ferito” che diventi faro di umanità, in un mondo fatto di violenze e solitudini». E’ questa la nuova parrocchia di Roccastrada riletta e interpretata dal vescovo di Grosseto, all’interno della sua “Locanda dell’uomo ferito”.    Il vescovo senza formalismi suggerisce anche al parroco di Roccastrada di ripensare in termini più laici al nucleo fondamentale della comunità ecclesiale di Roccastrada e alla sua parrocchia.    Il modello esemplare del vescovo a Roccastrada?    Non più un luogo confinato nei solitari anfratti della sacrestia, ma un luogo aperto e votato all’accoglienza.    Non più - dice il vescovo - una chiesa - di Roccastrada - fatta di “vecchiette”, ma una famiglia fatta di famiglie. «La chiesa di Roccastrada deve uscire fuori», è il sentito appello del vescovo, che invita il parroco a un “riavvicinamento più terreno”.    «La chiesa di Roccastrada - dice il vescovo - non deve più parlare un linguaggio per addetti ai lavori, ma un linguaggio laico».   

VISITA PASTORALE DEL VESCOVO A ROCCASTRADA  maggio 2005 La comunità ha bisogno di certezze.  E sulla visita pastorale a Roccastrada abbiamo sentito Mario Amerini, presidente dell’associazione missione San Lorenzo, cattolico impegnato su più fronti.
 Come troverà il vescovo la chiesa roccastradina?
 «Le vicende storiche qui sembrano aver privato la comunità ecclesiale di consolidate tradizioni di impegno sociale, culturale, rendendola fragile e ininfluente. Resta intatto, però, l’originario comune patrimonio evangelico e quindi c’è spazio alla speranza»
 Perché questo pessimismo storico?
 «Sono i fatti che parlano. L’ assenteismo dei cattolici qui a Roccastrada ha queste attenuanti. Prendiamo gli ultimi cento anni: mentre la comunità civile di Roccastrada ha cercato di crescere, di emanciparsi socialmente, la Chiesa, la Parrocchia è rimasta come paralizzata, intimorita dai processi che si sono verificati».
 Ma ci sono stati anche momenti coraggiosi?
 «Pochi per la verità. Grazie alle opere di don Bailo una parte del mondo cattolico locale condivide oggi una stagione di esperienze sociali e vuole ritornare verso una Fede come azione di Grazia, ma questa esperienza non è estesa».
 Qual è allora la ricetta per rilanciare la testimonianza cristiana nella società roccastradina?
 «Se è vero che la mèsse è molta ma gli operai sono pochi, c’è un modo solo per incrementare il numero di questi operai, moltiplicare le nostre uscite. Insomma occorre far ripartire il dialogo tra i cattolici adottando la pedagogia della riconciliazione e del confronto, così da valorizzare tutte le risorse, anche quelle più scomode e innovative».
 Che cosa si attende lei dalla visita di del vescovo?
 «Io spero che i risultati siano migliori di quelli dei suoi predecessori. Mi aspetto meno trionfalismo di facciata e qualche certezza in più».

SINTESI STORICA DELLA CHIESA ROCCASTRADINA    Il vescovo va tra gli ex mangiapreti  Inizia la visita pastorale: in tutte le parrocchie potrebbe durare anni Monsignor Agostinelli pronto all’ascolto e al dialogo Un’opera resa più facile dal Concilio Ecumenico Vaticano II e del carisma di un sacerdote missionario.           Il vescovo di Grosseto sta preparando la visita pastorale nelle parrocchie della Diocesi. Un avvenimento importante, storico, una specie di ispezione, un sopralluogo per conoscere direttamente i problemi delle varie realtà e, magari, trovare le soluzioni. Ascolterà la gente monsignor Franco Agostinelli, le associazioni, le istituzioni e si fermerà per giorni nei vari centri. Non accadeva da tanti anni, dai tempi di monsignor Adelmo Tacconi. Al via da ottobre, la visita pastorale potrebbe durare anni.
 E ci sono realtà che, di fronte a questa notizia, sono già in fermento. E’ il caso di Roccastrada, piazza tutt’altro che facile per i sacerdoti. Qui la diffidenza verso i sacerdoti viene da lontano. I rapporti Chiesa-istituzioni erano già pessimi nel 1281 quando i ghibellini roccastradini tentano un colpo di stato contro una Siena papalina. Non basterà neppure l’azione dialogante dei Benedettini, dei Guglielmiti e dei Cistercensi (il braccio più umile della chiesa), tutti presenti in zona, per migliorare le cose. Così nel tardo medioevo la gerarchia ecclesiastica vi insedia i più dogmatici agostiniani.
 In piena Controriforma scoppia poi lo scandalo di San Niccolò, che coinvolge la chiesa locale. Il bilancio economico della Chiesa di San Niccolò, in forza di due bolle pontificie, da decenni è sotto il controllo amministrativo diretto del Municipio, ma il vescovo di Grosseto Mignanelli, in visita pastorale nel 1564, non ne vuole sapere, se le fa consegnare dall’ingenuo sindaco di Roccastrada e a tradimento le brucia davanti al consiglio comunale. La popolazione si ribella, le funzioni si spopolano, il ricorso del Comune all’autorità giudiziaria ripristina i diritti calpestati, ma questo scherzo da prete entra nella storia, si tramanda per generazioni e sicuramente incrina ancora i rapporti con la gente. Le controversie sul caso San Niccolò proseguiranno ancora per due secoli fino a quando Pietro Leopoldo di Lorena, dopo aver soppresso molte istituzioni religiose toscane, consiglierà ai roccastradini di desistere dall’esasperare ulteriormente i rapporti già tesi con la Chiesa di Roma.
 Undici anni dopo, nel 1575, per farsi perdonare, lo stesso vescovo di Grosseto Mignanelli arricchirà la chiesa di Roccastrada con pitture e arredi, ma nella stessa epoca saranno soprattutto i ricchi laici della Confraternita a pagare la costruzione di una nuova chiesa nella piazza principale, chiamando addirittura il Tolosani a dipingervi una splendida Annunciazione. Nel 1644 ancora un braccio di ferro col Comune, è quello di don Pompeo Forgeschi, prete roccastradino, che impedisce la costruzione di un’opera pubblica su proprietà della chiesa, la Fonte della Lama, ritardando di due secoli la sua realizzazione.
 Nel 1699, con la costituzione dell’Arcipretura si spegne l’influenza agostiniana e la parrocchia diviene l’istituzione religiosa principale, aggrega i laici in varie confraternite e istituisce una scuola selettiva per i loro figli maschi. Inizia forse da qui l’isolamento dei cattolici roccastradini che, ai margini delle istanze illuministe, giungono impreparati all’appuntamento storico delle lotte di fine ottocento per la rivendicazione dei diritti sugli Usi Civici contro i proprietari terrieri. Questo appuntamento potrebbe essere l’occasione per recuperare il rapporto con le masse popolari ma la chiesa locale non recepisce e, nonostante l’apertura della Rerum Novarum del 1891, si schiera con gli Agrari. Il ventennio fascista è emblematico: a Roccastrada c’è don Tarabella, che si disfa di tanti beni della parrocchia, trascura il patrimonio (è il periodo in cui si registrano il maggior numero di furti ed incendi in Chiesa..) e fa arrabbiare perfino i preti dei paesi vicini. Vittima illustre del suo modus operandi la preziosa immagine della Madonna del Buon Incontro.
 Dopo l’eccidio nel 1921 di dieci innocenti padri di famiglia da parte dei fascisti arriva il Concordato del 1929 e l’adeguamento al regime da parte della chiesa roccastradina. Nello stesso 1929, ad esempio, nessuno fra i cattolici si opporrà alla demolizione da parte del locale podestà fascista della chiesa della Confraternita posta sulla piazza principale del paese per dare spazio al monumento ai caduti della prima guerra mondiale.
 Durante la visita pastorale del 1938 il vescovo Galeazzi, nella stessa piazza, si mostrerà ossequiente verso il Regime e qualche anno dopo gli affitterà il Seminario di Roccatederighi. La popolazione, nel secondo dopoguerra, non giustificherà questi compromessi e a pagarne il conto è il prete di turno don Biagio Bailo. Don Bailo apprenderà sulla propria pelle la crudezza dell’isolamento e sarà solo il clima del Concilio Vaticano II che riuscirà a ricucire un pò con la società civile. Solo negli anni 80-90, però, la contrapposizione politica tra i comunisti ed il mondo cattolico roccastradino perde significato. Si apre una fase di dialogo. Uno dei protagonisti è il sacerdote don Claudio Piccinini.

La crisi della Chiesa in Maremma  30.04.05   La crisi degli ideali anche in Maremma è legata alla caduta generalizzata dei valori che allontana la gente anche dalla politica come servizio. Il crollo del comunismo e l'assenza di alternative ideali forti sembrerebbero quindi spianare la strada alla chiesa cattolica gradita, più di ogni altra religione, al sistema imperiale finanziario. E' un'onda lunga quindi quella che sta spingendo la barca della chiesa e nasce dalla lungimiranza di Papa Woityla che ha saputo ritessere i rapporti perduti con la gente partendo dai giovani, facendo così dimenticare alle masse i "mea culpa" sugli errori del passato: Galileo, Savonarola, Giordano Bruno, Ugonotti, Indios, Ebrei, Papi corrotti e soprattutto, più recentemente, lo IOR di Marcinkus che prestava il denaro della chiesa a Calvi e Sindona che lo investivano in mafia e narcotraffico che ebbe come conseguenza l'eliminazione del coraggioso vescovo Romero che attende ancora di essere beatificato.  A Grosseto e provincia quest'onda lunga della rivoluzione del grande papa Woityla però non si è ancora notata e permane ancora una difficile condizione locale in cui si trovano a vivere oggi tanti parroci nelle loro parrocchie.  La tradizione repubblicana, socialista e anticlericale della Maremma rappresenta infatti uno scoglio duro per quell'Uscire dal Tempio suggerito ai cattolici locali dal vescovo di Grosseto. La preparazione dottrinaria di papa Ratzinger saprà dare autorevolezza alla chiesa locale che si accinge a intraprendere il circuito delle visite pastorali alle parrocchie diocesane?.   Qui troverà la difficile condizione dei preti stressati da un carico di lavoro in continuo aumento ma anche da un isolamento umano ed ecclesiale che è andato progressivamente ad aumentare anche per il difficile rapporto con il laicato, sempre più esigente rispetto alla progressiva inculturazione dei parroci. E gli effetti si vedono. La presenza attiva nelle parrocchie del laicato tende a diminuire. Il calo vertiginoso di pratiche come la confessione, la partecipazione alla messa domenicale, la presenza agli incontri di catechesi, i matrimoni religiosi. L'involuzione della parrocchia, all'interno della quale il prete svolge un lavoro sempre meno qualificante, che spesso si riduce alla semplice dispensa di servizi.   Consigli parrocchiali unidirezionali in cui il dibattito non esiste. La difficoltà per la parrocchia di mantenere un contatto efficace con il territorio. (Il vescovo emerito Scola aveva un consiglio, raccomandava ai preti grossetani di leggere tutti i giorni il giornale).    Anche la presenza dei movimenti, che sembrava dare nuovo slancio alla pastorale delle parrocchie, ha invece creato ulteriori tensioni con l'ortodossia di alcuni movimenti integralisti che preoccupano anche la stessa gerarchia (Neocatecumenali e Rinnovamento nello Spirito), poi i segnali di inibizione dei fenomeni pseudo miracolistici di Roccatederighi, il rapporto della chiesa grossetana e fascismo e la deportazione degli ebrei (il lager del seminario di Roccatederighi), la pedofilia e i preti anche in Maremma, le schermaglie col mondo gay maremmano, la diocesi fantasma di Roselle che appare ancora un baluardo del papa-re sulla Maremma, l'influenza dei maghi e sette sataniche e la risposta della chiesa locale con l'esorcismo, la rivalutazione del Che Guevara.   C'è un bel dibattito fra i cattolici in Maremma e ce n'è da fare per l'antirelativista Benedetto XVI.  La Maremma è attenta e apprezzerà soprattutto la testimonianza diretta e individuale dei singoli cristiani perché è su questa base popolare che si misura la forza del Vangelo come proposta di stile di vita anche qui da noi.
Prime riflessioni su Benedetto XVI e la Maremma.  24.04.2005  Premessa.  La scelta su Papa Ratzinger è stata indicata da una esigenza di riordino tutto interno alla Chiesa Cattolica Mondiale per scongiurare lo Scisma dell'America Latina (Teologia della Liberazione), le istanze di libertà e trasparenza che si muovono all'interno della chiesa mosse dal Concilio Vaticano II, le critiche teologiche di Boff e Kung,  il problema dei preti sposati, della donna come sacerdote, della pedofilia, l'esclusione dalla costituzione europea, il tema dell'omosessualità, della bioetica, della globalizzazione. A parte queste questioni globali, con Benedetto XVI e la sua  posizione che sembrerebbe radicalista, qualcuno in Maremma indica i rischi di questa scelta in una involuzione delle istanze del Concilio Vaticano II.    Li elenchiamo per dare spunti concreti di riflessione.   Il vescovo potrebbe essere in difficoltà sia con le istanze propulsive della Caritas sia nella sua posizione sulla figura del Che.  La pastorale diocesana impostata sull' "Uscire dal tempio" potrebbe quindi subire una revisione e nella sequenza delle visite pastorali nelle parrocchie diocesane previste nei prossimi due anni si potrebbe assistere ad una sterzata in senso autoritario diretta alla ricerca dei "Pochi ma buoni" cioè a rinforzare lo zoccolo duro dell'integralismo cattolico locale per ricominciare la rievangelizzazione del "terzo millennio ineunte"  armata della "santa inquietudine" di Benedetto XVI.  Potrebbero prendere forza i movimenti più ortodossi.    Il parroco locale potrebbe galvanizzarsi nel sentirsi di nuovo al centro dell'attenzione e spinto a circondarsi di parrocchiani ossequienti.  I più liberisti e tradizionalisti (pre conciliari) verrebbero pure "stigmatizzati", chiamati come sempre a diventare la base forte dei consigli parrocchiali.  I parrocchiani progressisti invece se malleabili verrebbero tollerati per ostentarli nei consigli parrocchiali come trasversalità della chiesa, se scomodi invece potrebbero essere emarginati in modo molto più intransigente. I pochi parroci progressisti locali potrebbero essere ridotti definitivamente al silenzio o relegati in parrocchie di periferia, don Milani docet. I prossimi spostamenti di parroci a settembre dovrebbero farci già capire meglio i nuovi indirizzi di politica religiosa sul territorio. Ma forse tutta questa è solo fantapolitica ecclesiale. Chissà, Papa Ratzinger fra qualche tempo in Maremma potrebbe giocare invece un ruolo molto più rivoluzionario (o almeno si spera, Giovanni XXIII docet) e da una posizione di rigidezza aprire a istanze innovative.  Sarà possibile? Eppure l'ortodosso Benedetto XVI potrebbe essere innovatore proprio perché con la sua  rigorosa espressione dell'ortodossia, può affrontare con sicurezza le grandi questioni irrisolte. Aspettiamo per ora e per il credente  c'è certezza solo che occorre pregare perché il Signore illumini la chiesa cattolica perché oggi, con la globalizzazione dell'informazione e delle idee,  ne ha veramente bisogno!
 Ratzinger è Papa   22.04.2005   I tempi stanno cambiando modernità e informazione avanzano incrementando i bisogni morali e materiali, in una corsa evolutiva che non si può arrestare. La gerarchia della Chiesa ha scelto con Benedetto XVI una pausa di riflessione fermando la rincorsa al relativismo. Ne prendiamo atto ma temiamo il rischio dell’isolamento. Che lo Spirito Santo illumini il Pontefice.
La Messa con Pera  nov 2004  La Messa a Grosseto in Cattedrale con il senatore Pera, la pompa da parata, il discorso inneggiante alla guerra in Irak, preoccupano.  Preoccupa a noi cattolici che la Chiesa si presti e consenta queste manovre dell'Impero un po' come avveniva nel medioevo. Il vescovo ha espresso: «condanna per ogni atto di violenza che attenta alla pace e alla ripresa della normale convivenza», ha pronunciato un «no al terrorismo e a ogni forma di violenza che possa subdolamente insinuarsi anche tra noi» e della «necessità di assumere responsabilità senza fughe» perché ai nostri «rimasti in Iraq non venga meno il sostegno del Paese». Che vuol dire? Sono pensieri in piena sintonia con quelli del presidente Pera?  Che, nel suo intervento, ha spiegato che «non possiamo volere la pace a ogni costo, compreso quello avvilente di abdicare ai nostri principi» e poco prima ha ricordato che «la guerra di civiltà o guerra di religione» «disgraziatamente esiste, anche se non la vorremmo».  Pera ha scritto un libro con Ratzinger.  Che la restaurazione si avvicina si legge anche dal giornalino parrocchiale Voce Amica di Roccastrada sullo stesso argomento di Nassirya, si capiscono così molte altre cose anche localmente.
Nassirya e i suoi morti   Ecco come la pensiamo su Nassirya: Manifestiamo solidarietà ai parenti dei nostri connazionali uccisi a Nassirya compiendo il loro dovere.  Purtroppo la guerra continua tutti i giorni in Irak uccidendo tanta gente innocente, come peraltro aveva ammonito sapientemente il Santo Padre.  Oggi preghiamo per i nostri morti avvolti nel tricolore, ma anche per le vittime dimenticate, per le quali non abbiamo versato lacrime per negligenza o cattiva informazione. Prima di tutto per i giovani militari Usa e per i civili iracheni, ma anche per tutte le vite bruciate nelle numerose guerre dimenticate, che ogni giorno si consumano nel mondo dall’Uganda alla Colombia, dalla Bolivia al Congo. A queste vite va il nostro rispetto e la pietà cristiana di cui parla il Vangelo. Il giornalino Voce Amica non si è espresso proprio così... ecco come:.
ECCO COME LA PENSA IL GIORNALE DELLA PARROCCHIA DI ROCCASTRADA SU NASSIRYA  dal giornalino Voce Amica del dicembre 2003: "... Messaggeri di pace, missionari di fratellanza e di amore verso le sfortunate popolazioni irakene bisognose di ogni sorta di aiuto morale e materiale. Diciannove Martiri immolati sull'altare della solidarietà e dell'amore verso il prossimo, alla stregua di tanti santi e martiri cristiani. " 
Lettera del vescovo per la visita pastorale   Si intitola "Dall'Eucarestia alla Missione".  Invita ad un periodo di ascolto e riflessione in particolare della comunità cristiana e della società civile.  Ribadisce che la parrocchia di Roccastrada è luogo essenziale di esperienza di comunione e che la parrocchia di Roccastrada deve essere missionaria legata al territorio nelle sue dimensioni sociali e culturali con priorità alla famiglia e ai giovani. 21 novembre 2004.